Aiuti allo sviluppo: Italia maglia nera d'Europa

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I fondi promessi al G8 dell'Aquila? Non pervenuti. L'obiettivo dell'Ue per il 2010? Ben lontano. Un rapporto di ActionAid denuncia tutte le promesse non mantenute dal nostro Paese sul piano della cooperazione. Frattini: "Pronto un piano di riallineamento"

“Se le parole nutrissero la fame”. Se le promesse potessero riempire il miliardo di bocche che nel 2009 non hanno avuto cibo a sufficienza. Se così fosse, probabilmente quest’anno il numero delle persone che vivono in condizioni di povertà estrema invece che aumentare, come si prevede, di 64 milioni, sarebbe destinato a ridursi. E l’Italia avrebbe il suo bel merito. Perché l’Italia di promesse ne ha fatte tante. Ma le parole, denuncia ActionAid, restano sempre soltanto parole. Come quelle pronunciate appena un anno fa, a coronamento del G8 abruzzese. Silvio Berlusconi annunciava il varo del fondo “Aquila Food Security Initiative” (20 miliardi di dollari in tre anni contro la fame). Il nostro Paese avrebbe dovuto versare 450 milioni e in più saldare i debiti al Fondo Globale per la lotta a Hiv/Aids, tubercolosi e malaria. Risultato? “Nessuno di tali impegni è stato mantenuto”. Ma c’è di più. Nella classifica della generosità europea, l’Italia guadagna un poco onorevole ultimo posto: nel 2009 ha destinato agli Aiuti per lo sviluppo (Aps) appena lo 0,16% del suo Pil (circa 3,3 miliardi di dollari), mentre gli altri in media hanno raggiunto lo 0,44%.

“Spenti i riflettori della Presidenza italiana del G8 dell’Aquila, l’Italia sembra essersi dimenticata della cooperazione allo sviluppo. E oltre che tradire le speranze delle persone che dovrebbero beneficiarne, così danneggia anche la propria credibilità internazionale”, dice Marco De Ponte, segretario di ActionAid. Nel rapporto “L’Italia e la lotta alla povertà nel mondo” l’organizzazione internazionale, che proprio del contrasto alla povertà fa la sua ragion d’essere, accende i riflettori su tutte le promesse disattese dall’Italia sul fronte della cooperazione.

Nel 2009 il nostro Paese in Europa ha fatto peggio di Paesi “dalle finanze pubbliche più instabili come Grecia, Portogallo, Malta e Cipro”. Mentre tra i membri del Development Assistance Committee dell’Ocse, evita la maglia nera solo grazie alla Corea del Sud. E non si dia la colpa alla crisi economica, mette in guardia ActionAid. Perché “se l’Italia si fosse comportata alla pari degli altri Paesi donatori che presentano gli stessi indicatori macroeconomici, nel 2009 l’Aps al netto del debito sarebbe stato pari allo 0,27% del Pil”, invece che allo 0,16%. Piuttosto, considerato che c’è chi (Stati Uniti e Inghilterra) i suoi aiuti li ha addirittura aumentati, è una questione di “scelte politiche”: il governo italiano ha scelto di non dare.

“Con la riconferma del taglio drastico del 2009 (-56% del 2008) alla cooperazione allo sviluppo – si legge ancora nel rapporto – l’Italia sarà il maggiore responsabile dell’ammanco di 15 miliardi di dollari per il raggiungimento dell’obiettivo collettivo” che l’Unione europea si era data per il 2010: portare gli aiuti allo 0,56% del Pil. Pensare che per fare la sua parte, al nostro Paese basterebbe versare una somma equivalente a “un cappuccino al giorno per ogni famiglia, meno del costo di tutte le auto in dotazione alle amministrazioni dello Stato e agli enti territoriali e pari al 2% dell’evasione fiscale nazionale o al 15% del costo della corruzione”.

Infine c’è un serio problema di qualità degli stanziamenti. “Oltre che piccolo – spiega De Ponte - l’aiuto italiano è estremamente frammentato. Il che vuol dire che le poche energie vengono largamente disperse”. Sono sessanta le organizzazioni internazionali finanziate dal governo (l’obiettivo sarebbe quello di arrivare a 40). Centodieci i Paesi partner (obiettivo: 35 entro il 2011).

Tanto, insomma, resta da fare. ActionAid chiama in causa la politica e il governo in particolare. Questa la risposta del ministro degli Esteri, Franco Frattini: “Il governo ha già allo studio un piano di riallineamento per rispettare l’obiettivo dello 0,7%. Intanto non restiamo con le mani in mano. E siamo impegnati, con approcci innovativi, a fare davvero sistema, coinvolgendo imprese, ong, università, regioni ed enti locali”.

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