Kirghizistan, l’Onu: “Fermate la violenza interetnica”

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La comunità internazionale inizia a muoversi per fermare la violenza etnica che sta devastando il Paese al confine con l’Afghanistan da giorni. Preoccupazione di Usa e Russia per le loro basi militari in una zona di estrema importanza strategica


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Le Nazioni Unite hanno sollecitato oggi il Kirghizistan a prevenire la diffusione della violenza etnica "indiscriminata" nella regione al confine con l'Afghanistan e hanno detto che il numero di profughi in fuga dagli scontri potrebbe presto superare quota 100mila persone.

Intanto il governo di transizione kirghizo ha reso noto, sempre oggi, che l'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, che fa capo alla Russia, non ha in programma di inviare una forza di peacekeeping nella regione, anche se ieri alcuni stati ex sovietici avevano prefigurato tale possibilità.

Negli scontri etnici a Osh e Jalalabad - i più gravi in 20 anni - sono state uccise almeno 170 persone. Testimoni dicono che bande armate con fucili automatici, sbarre di ferro e machete hanno appiccato il fuoco alle case, sparando agli abitanti in fuga.

Gli scontri, iniziati la notte di giovedì scorso e aumentati di portata nel corso del fine settimana, hanno alimentato i timori di Russia e Usa, che dispongono entrambi di basi aree nella regione strategica quanto instabile a ovest della Cina.

Per alcuni analisti se il sud del Kirghizistan, che condivide la valle di Ferghana con Uzbekistan e Tagikistan, sprofondasse nel caos, la situazione potrebbe avvantaggiare i militanti islamici che si finanziano col traffico di droga.

L'inviato speciale delle Nazioni Unite Miroslav Jenca ha detto che il Kirghizistan deve assumere ogni iniziativa possibile per garantire che la violenza non si diffonda in altre zone dell'ex repubblica sovietica dell'Asia centrale, regione a maggioranza musulmana che si trova a nord di Afghanistan e Iran.

"Il compito più importante ora è fermare lo spargimento di sangue", ha detto Jenca ai giornalisti. "Il
conflitto deve restare locale".

L'Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha sollecitato le autorità locali e nazionali del Kirghizistan ad assumere "un'azione immediata e decisiva" per proteggere i cittadini, senza riguardo per la loro origine etnica.

"Sembra che gli omicidi indiscriminati, compresi quelli di bambini, e gli stupri stiano avvenendo su basi etniche", ha detto Pillay in un comunicato diffuso ieri sera.

Il capo politico dell'Onu Lynn Pascoe ha lanciato un appello per l'apertura urgente di un corridoio umanitario per garantire la consegna di aiuti alle vittime delle violenze.

Oggi a Osh sembra regnare la calma. Ma il governo di transizione, che ha preso il potere dopo la deposizione del presidente ad aprile, si sta preparando ad affrontare violenze nella capitale Bishkek e in un'altra regione del nord, separata dalle montagne dal meridione, zona densamente popolata.

Il governo ha accusato i sostenitori del deposto presidente Kurmanbek Bakiyev di avere provocato il conflitto etnico. Bakiyev, che in esilio in Bielorussia, nega le accuse.

Intanto, l'Onu ha detto di essere stato informato dalle autorità dell'Uzbekistan che finora sono 75mila i rifugiati kirghizi che si sono ammassati in territorio uzbeco. "Ma questo numero è in crescita e potrebbe presto superare le 100mila persone", ha detto Jenca.

Il governo khirgizo ha anche confermato che il 27 giugno, nonostante le violenze, si terrà il previsto referendum sulla nuova costituzione, come chiesto, tra gli altri, anche dall'Unione europea.

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