Tutti in fuga dal Kirghizistan in fiamme

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Gli scontri interetnici nel sud del Paese non accennano ad arrestarsi. 700 morti nella solo comunità uzbeka di Jalal-Abad. Migliaia di profughi stanno tentando di attraversare i confini. Ma l'Uzbekistan ha già annunciato la chiusura delle frontiere


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Il governo ad interim del Kirghizistan ha detto oggi di aver arrestato una "persona famosa", sospettata di aver fomentato i disordini etnici più sanguinosi degli ultimi 20 anni, che hanno lasciato le città del sud in fiamme, provocando 700 morti nella sola comunità uzbeka di Jalal-Abad.

Il ministro degli Interni del paese dell'Asia centrale, che ospita basi militari russe e americane, ha detto che la situazione a Osh e a Jalalabad rimane "tesa". Un testimone ha detto che gruppi armati hanno ripreso a sparare oggi contro gli abitanti e le abitazioni.

10 persone sono state arrestate la scorsa notte a Osh, sospettate di coinvolgimento nei disordini. Sequestrate 30 auto senza targa. Il governo ha annunciato anche l’arrestato una persona “famosa” a Jalalabad, non rivelando l'identità, ma ripetendo le accuse nei confronti dei sostenitori dell'ex presidente Kurmanbek Bakiyev, deposto in aprile, accusati di aver dato il via alle violenze.  Bakiyev, da parte sua, in esilio in Bielorussia, ha diffuso ieri una nota in cui confuta le accuse.

Le violenze, che vedono opposti i kirghisi e la popolazione uzbeka, sono iniziate giovedì sera e rivelano le difficoltà del governo ad interim di controllare il sud del paese, separato dal nord dalle montagne. Il governo si è appellato alla Russia, chiedendo di inviare soldati.

La Russia ha detto che non manderà forze di peacekeeping ma ha comunque inviato 150 soldati a protezione delle sue basi militari.

La Croce Rossa ha detto ieri che la situazione umanitaria nel sud del Kirghizistan sta diventando "critica".

L'escalation di violenza sta determinando forte preoccupazione nei Paesi limitrofi. Pechino ha iniziato l'evacuazione dei connazionali e già 500 uomini d’affari cinesi sono in attesa di un collegamento aereo per tornare in patria da Osh. Mentre dal Kazakistan ci si prepara a un eventuale afflusso di profughi o a qualsiasi diverso sviluppo, dopo che un'altra notte di scontri ha portato a 117 il numero dei morti.

Un flusso di profughi verso nord è poco probabile, ma Astana si è detta comunque pronta all'assistenza di rifugiati. E mentre anche dal Palazzo di vetro delle Nazioni Unite si esprime grande preoccupazione, Felix Kulov, capo del Consiglio di Sicurezza Pubblica del Kirghizistan ed ex primo ministro, annuncia che la situazione nel Paese può solo peggiorare. La stabilizzazione a suo dire ci sarà solo dopo che le forze di pace verranno inviate. E la corrente filorussa nel Paese chiede a gran voce l'intervento di Mosca.

Alle frontiere sud del Paese la situazione è diversa. L'Uzbekistan ha fatto sapere che chiuderà la frontiera con il Kirghizistan, perché non è piu' in grado di accogliere le decine di migliaia di persone che continuano a fuggire dalle violenze interetniche scoppiate nel sud del Paese.
In una dichiarazione il vice primo ministro uzbeko, Abdullah Aripov, ha nel contempo rivolto un appello alla comunita' internazionale affinche' fornisca urgentemente aiuti umanitari per gli oltre 45.000 profughi adulti e per le migliaia di bambini (c'e' chi parla di almeno 100.000 persone) ammassati in conidzioni disastrose in territorio uzbeko.

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