Kirghizistan sull'orlo della guerra civile

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70mila sfollati hanno attraversato il confine per raggiungere l'Uzbekistan. Nel paese asiatico è in corso uno degli scontri interetnici più sanguinosi. Un centinaio le vittime

Gli uzbeki fuggono a migliaia da un Kirghizistan meridionale ormai vicino alla guerra civile, dove bande armate di delinquenti attaccano e massacrano i civili (i morti sono ormai piu' di cento), bruciano case e negozi, saccheggiano impunemente interi quartieri che le autorita' e le forze di sicurezza del debole governo centrale non sono in grado di difendere. Sono più di 70.000, soprattutto donne, bambini e anziani, gli sfollati che in queste ore hanno raggiunto e attraversato il confine con l'Uzbekistan, fuggendo da Osh (seconda città del Kirghizistan) e da Jalalabad. Si sono rifugiati soprattutto nel villaggio di Iorkishlok, poco oltre la frontiera, e in poco più di 48 ore tutta la zona è diventata un immenso campo profughi.

Molti accusano le forze armate e la polizia kirghize di lasciare agire impunemente bande armate di uomini che si scatenano senza controllo contro gli uzbeki, in quello che è ormai il peggior massacro interetnico nella zona degli ultimi vent'anni. "I soldati ci hanno detto che c'era il coprifuoco - ha raccontato un sopravvissuto riparato in Uzbekistan - Abbiamo tentato di chiuderci in casa, ma uomini armati ci hanno assalito, hanno dato fuoco a tutto, mi sono salvato per caso, non so cosa è successo a mia moglie, ai miei figli ... Ci vogliono uccidere tutti ... Ci sono anche i cecchini che sparano dai tetti ... Questo è un genocidio". In realtà la presidente ad interim Roza Otumbayeva già ieri si era resa conto di non avere più il controllo della regione meridionale, di cui è originario il presidente deposto lo scorso aprile Kurmanbek Bakyev, ora rifugiato in Bielorussia. Da lì Bakyev ha fatto sapere di non aver nulla a che fare con i sanguinosi scontri ma, secondo alcuni osservatori, i dubbi dell'attuale governo di Bishkek non sono del tutto illegittimi.

La Otumbayeva aveva quindi esteso il coprifuoco notturno all'intera giornata e, soprattutto, aveva chiesto alla Russia di intervenire inviando rinforzi militari. Mosca aveva risposto con un secco no, definendo "problemi interni" gli scontri in atto. Oggi il Cremlino ha leggermente modificato la propria posizione ma solo "per proteggere - ha fatto sapere una fonte - la propria base a Kant, i propri militari e i loro familiari". Un battaglione di almeno 400 uomini (650 secondo altre stime) è già arrivato a bordo di tre aerei con l'ordine di "garantire la sicurezza delle installazioni russe".

La Otumbayeva ha quindi deciso la mobilitazione in tutto il Paese dei riservisti dell'esercito dai 18 ai 50 anni e l'inizio "dell'organizzazione della mobilitazione parziale della popolazione civile". Il timore è che dalle città del sud di questo Paese, comunque relativamente piccolo visto che le basi russa e americana nel nord distano da Osh circa 300 chilometri, la mattanza si trasformi in guerra civile globale. A livello internazionale - dopo l'invito alla calma fatto ieri dall'Unione Europea (che ha inviato osservatori umanitari), dagli Usa (che a Manas hanno una base da dove mandano rifornimenti in Afghanistan), e dalla confinante Cina - oggi e' sceso in campo il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. "Allarmato per le dimensioni degli scontri", ha fatto sapere che sta "valutando l'entità degli interventi umanitari necessari". Nel contempo, il 'bollettino di guerra' del ministero dell'Interno di Bishkek aggiorna le cifre: "102 cadaveri recuperati, 1.260 feriti di cui più di 700 ricoverati negli ospedali".

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