Iran, a un anno dall'onda verde regna il silenzio

1' di lettura

Nonostante la tensione il primo anniversario della rielezione di Ahmadinejad è passato senza notizie di scontri. L'esercito iraniano era schierato in tutti i punti nevralgici di Teheran e due attivisti sono stati arrestati

IRAN, UN ANNO DI PROTESTE

La gran massa degli oppositori iraniani ha ascoltato oggi l'appello dei suoi leader a non scendere in piazza per il primo anniversario della contestata rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad. Ma i capi del fronte anti-governativo, Mir Hossein Mussavi e Mehdi Karrubi, che hanno motivato la loro decisione con il pericolo di una nuova sanguinosa repressione, hanno riaffermato la volonta' di continuare nella protesta. Secondo notizie diffuse dal sito dell'opposizione Rahesabz, vi sarebbero stati comunque tentativi di oppositori di manifestare e sporadici scontri con le forze di sicurezza sulla Piazza Vali Asr, nel centro della capitale. Messaggi rimbalzati su Twitter, impossibili da verificare, parlano di incidenti anche a Shiraz e altre città del Paese, con le forze anti-sommossa che avrebbero sparato gas lacrimogeni e operato alcune decine di arresti.

Nulla a che vedere con le grandi manifestazioni dello scorso anno, represse con un bilancio di decine di morti e migliaia di arresti. Anche se ieri sera, come avvenuto nel 2009 per diverse settimane, era tornato ad alzarsi da molte terrazze di Teheran il grido di protesta di 'Allah Akbar' (Dio è grande). Il sito Kaleme, di Mussavi, dà intanto notizia oggi degli arresti di altri due attivisti: Abdolreza Tajik, giornalista impegnato nella difesa dei diritti umani, e Davud Rushani. Ieri si era appresa la notizia dell'arresto di Narges Mohammadi, una dirigente del Centro dei difensori dei diritti umani, che fa capo alla Premio Nobel per la pace Shirin Ebadi.

La situazione si è mantenuta oggi calma per tutta la mattinata, ma la tensione è salita nel primo pomeriggio, quando sono cominciate a circolare notizie di un dispiegamento massiccio di agenti anti-sommossa e miliziani islamici in borghese nei punti nevralgici del centro di Teheran: in particolare, sulle Piazze Azadi, Vali Asr, Haft Tir e sul Viale Enghelab. Contemporaneamente Kaleme lanciava un appello agli oppositori perché non cercassero di scendere in piazza alle 16:00 (le 13:30 italiane), l'orario che inizialmente era stato stabilito per la manifestazione indetta da Mussavi e Karrubi.

Il sito di Mussavi invitava tutti a non cadere nella trappola di quello che denunciava come un "complotto" governativo. "Abbiamo ricevuto informazioni - si aggiungeva nell'appello - secondo le quali il governo illegittimo, dopo i suoi ripetuti fallimenti sul fronte interno e internazionale (...) intende oggi gettarsi in una nuova avventura e poi, grazie al monopolio sulla stampa, poter creare uno stato di polizia". L'autorizzazione alla manifestazione non era stata concessa dalle autorità e il governatore di Teheran, Morteza Tamaddon, aveva avvertito che "nessun tentativo di turbare l'ordine pubblico" sarebbe stato tollerato. Anche un alto ufficiale dei Pasdaran, Reza Farzaneh, aveva affermato che i manifestanti sarebbero stati affrontati "con la massima forza".

Mussavi e Karrubi non hanno tuttavia rinunciato a far sentire la loro voce, affermando in una intervista diffusa da tutti i maggiori siti dell'opposizione di continuare a ritenere irregolare la rielezione di Ahmadinejad e annunciando che il movimento di protesta continuerà "con metodi pacifici".  "La Repubblica islamica che vogliono è un sistema che non tiene conto del voto dei cittadini", ha aggiunto Karrubi, tornando a chiedere "libere elezioni, libera stampa e rispetto dei diritti del popolo".

Leggi tutto