Israele apre un’indagine interna sul blitz

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Tel Aviv decide di aprire un'inchiesta sul blitz contro la “Freedom flotilla” unicamente dal punto di vista militare. In attesa della commissione internazionale che dovrebbe essere formata da esperti israeliani e statunitensi

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Il ministero della Difesa israeliano condurrà un'inchiesta militare interna sul fiasco in cui si concluse l'assalto alla Mavi Marmara, la nave umanitaria turca dove i soldati con la stella di David uccisero nove attivisti. Alla guida dell'inchiesta è stato nominato il generale Giora Eiland.

La decisione della Difesa arriva in attesa del via libera di Washington alla commissione che dovrà verificare tutta la vicenda, nei suoi risvolti non solo militari ma anche dal punto di vista della legalità internazionale. Con molta probabilità la commissione sarà formata da esperti militari e di diritto internazionale, non solo israeliani ma anche americani e probabilmente di altri Paesi. La commissione, afferma Haaretz, potrebbe anche avere l'incarico di verificare la legittimità dell'embargo a Gaza.

Nella Striscia la situazione peggiora di giorno in giorno. I buoni propositi di Israele di permettere l'accesso dei beni di prima necessità nella Striscia di Gaza sono rimasti lettera morta. A denunciarlo è un'organizzazione israeliana per i diritti umani secondo cui l'esercito continua a impedire il trasporto di aceto, coriandolo e giocattoli nel territorio palestinese. Secondo il Gisha legal centre for freedom of movement, nei tre anni di chiusura della Striscia di Gaza, i prodotti permessi sono passati da quattromila a 97.In un supermercato israeliano, per fare un paragone, è possibile trovare tra i 10 e i 15mila prodotti. Secondo il rapporto stilato da Gisha, sono proibiti beni che non possono avere alcuno scopo militare, come  lo zenzero, la carta e gli strumenti musicali. "Israele" si legge nel documento, "impedisce il trasporto nella Striscia di Gaza di grossi blocchi di margarina a uso industriale, ma non dei panetti piccoli per il consumo domestico, così come di gomma, colla e nylon necessari per fabbricare assorbenti, ma non degli assorbenti stessi". Ogni mese possono entrare solo 2.300 camion, contro i 10.400 permessi prima del blocco. Per fare un paragone, ogni giorno entrano a Manhattan, che ha la stessa popolazione della Striscia di Gaza, circa 50mila camion.

E' in questo quadro che pesa la minaccia dell'Iran, che soffia sul fuoco dicendosi pronta a scortare le navi umanitarie. E non giova al rasserenarsi degli animi il ritrovamento di altri due palestinesi uccisi nell'attacco israeliano a una imbarcazione di Hamas che tentava di raggiungere il nord dello Stato ebraico.

Hamas intanto tenta di sfruttare il momento delicato del “nemico vicino”, giocando le sue carte politiche, dicendosi disposta ad accettare la presenza di osservatori internazionali alla frontiera tra la Striscia di Gaza e l'Egitto. "Hamas studierà qualunque idea possa servire a superare il blocco imposto dalla occupazione israeliana" ha detto il portavoce del movimento radicali, Fawzi Barhum, "incluso l'invio di ispettori israeliani per creare un corridoio marittimo sicuro tra Gaza e il resto del mondo".

L'idea di una forza europea al valico di Rafah è stata lanciata dal ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, e Barhum assicura che il movimento "non si oppone alla presenza di forze internazionali purché quelle israeliane non vi interferiscano".

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