Foxconn, ancora un morto dopo il documento anti suicidi

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L'impegno a non togliersi la vita, fatto firmare dall'azienda cinese ai propri dipendenti, non basta. Un altro giovane si è ucciso buttandosi dal balcone. E' il decimo caso nella fabbrica di Shenzhen. Ci sarebbe anche una donna in gravi condizioni

Far firmare un documento in cui i dipendenti si impegnavano a non suicidarsi non è bastato. Un altro giovane lavoratore della Foxconn, l’azienda cinese che produce componenti per la Apple e per diversi grandi marchi dell’elettronica, si è tolto la vita gettandosi nel vuoto. È il decimo suicidio avvenuto nella fabbrica di Shenzhen, nel sud della Cina, negli ultimi cinque mesi. Due operai avevano tentato di uccidersi e sono sopravvissuti. Un altro impiegato era morto lanciandosi da un edificio della filiale di Lanfang dove, nel dormitorio, era stata trovata morta anche una ragazza.

L’ultima vittima, che si è buttata da un balcone della fabbrica nella notte, aveva 23 anni. Era un immigrato della provincia nord occidentale di Gansu, dice l’agenzia Nuova Cina. Secondo le televisioni di Taiwan un’altra dipendente, una giovane donna, si sarebbe gettata da una finestra ed è in gravi condizioni.

La Hon Hai Precision Industry e la sua divisione Foxconn sono al centro di una forte pressione. Sotto accusa lo stile aziendale duro e riservato che prevede orari massacranti, controlli rigidi e pause pranzo brevi. I vertici della società, per frenare le polemiche, hanno concesso ai giornalisti di visitare per la prima volta lo stabilimento. Inoltre, preoccupati per i decessi, hanno pensato ad una serie di misure: dal documento anti suicidio ad una linea telefonica di aiuto, dagli psicologi per supportare i lavoratori ai monaci per allontanare gli spiriti cattivi, dai sacchi di pugilato per sfogarsi ad una ricompensa per chi denuncia i colleghi sospetti. Fino ad una rete esterna per scoraggiare chi volesse buttarsi. Nonostante tutto, però, l’escalation di suicidi non si è fermata. La Apple, uno dei partner principali della Foxconn, si è detta addolorata e ha assicurato che ispezionerà tutte le strutture in cui sono realizzati i suoi prodotti. Gli attivisti, invece, lanciano appelli per un boicottaggio globale degli articoli realizzati dall’azienda.

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