Alla Foxconn un impegno scritto a non suicidarsi

Alcuni dipendenti della Foxconn, azienda informatica taiwanese
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Dopo che 12 dipendenti si sono gettati nel vuoto nello stabilimento di Shenzhen, in Cina meridionale, la società chiede a impiegati e operai di firmare un documento in cui promettono di non uccidersi. L'azienda informatica lavora anche per Apple

“Mi impegno a non suicidarmi”. Suona più o meno così il documento fatto girare tra i dipendenti della Foxconn, l’azienda taiwanese che lavora per giganti dell’informatica come Apple, Nokia e Dell. Agli impiegati e agli operai dell’industria è stato chiesto di sottoscrivere la promessa dopo l’ondata di suicidi nello stabilimento di Shenzhen, in Cina meridionale. Non sono chiare le cause che hanno portato decine di dipendenti della società a togliersi la vita, ma molti puntano il dito contro le condizioni di lavoro all’interno delle fabbriche che assemblano computer, consolle e cellulari. Gli orari dei turni infatti sarebbero estenuanti, le pause per il pranzo troppo brevi e le ore di riposo trascorse nei dormitori.
L’ultimo suicidio è avvenuto pochi giorni fa, quando un impiegato 19enne si è gettato dal balcone dopo soli 42 giorni di contratto. È il decimo dipendente del gruppo (il nono nella città di Shenzhen, alle porte di Hong Kong) che si toglie la vita da gennaio. La Foxconn, il cui nome per esteso è Hon Hai Precision Industry, è il principale produttore al mondo di componenti elettroniche. Altri due impiegati si sono gettati nel vuoto e sono rimasti feriti gravemente.

Così i dirigenti dell’azienda sono corsi ai ripari con un’iniziativa insolita. Ai dipendenti è stato chiesto di firmare una lettera in cui promettono di non suicidarsi e anche di acconsentire di esser mandati in istituzioni psichiatriche se cominciano ad apparire in “uno stato mentale o fisico abnorme”. Una scelta, si legge nella lettera, “per il mio bene e quello degli altri”. Terry Gou, il presidente e fondatore di Hon Hai Precision (che impiega oltre 300 mila persone a Shenzhen e 800 mila in totale in tutto il mondo) è arrivato da Taiwan a bordo del suo jet privato e ha chiesto scusa per i suicidi. Ha illustrato le attrattive del complesso industriale di Longhua (una piscina olimpica, banche, strade alberate, posti per mangiare, i nuovi dormitori), ma ha difeso le pratiche di gestione del gruppo, negando che le morti siano legate alle condizioni di vita e di lavoro dei suoi dipendenti; ha anzi lasciato intendere che alcuni suicidi possano essere legati a problemi personali o di relazione. Ma intanto sono state tese reti attorno agli edifici per scoraggiare i salti nel vuoto.

Nel luglio scorso il primo suicidio alla Foxconn aveva suscitato grande scalpore in Cina. Un dipendente, ritenuto responsabile dall’azienda della sparizione di un iPhone, confessò in un biglietto lasciato a un amico poco prima di morire di esser stato sottoposto a un’indagine “umiliante”. Apple, che prepara il lancio mondiale del suo iPad, ha fatto sapere che ha avviato un’indagine sugli sforzi di Foxconn per evitare nuovi suicidi. “Apple si impegna a garantire che le condizioni alle sue catene di produzione siano sicure e che i dipendenti siano trattati con rispetto e dignità”, ha detto il portavoce. “Un team di Apple sta valutando le risposte che hanno dato a questi tragici eventi e continueremo le nostre ispezioni nelle fabbriche dove vengono assemblati i nostri prodotti”. Ma il portavoce si è rifiutato di chiarire se anche gli iPad, come l’iPhone, siano assemblati negli stabilimenti di Foxconn.
Secondo Luis Woo, un responsabile del gruppo, il problema nasce in parte dal fatto che un “gran numero” di dipendenti siano tra i 18 e i 24 anni, l’età più colpita dai suicidi, e che vivano lontano dalla famiglia. Ma per i gruppi a difesa dei lavoratori, la catena di suicidi riflette le difficili condizioni di vita di milioni di operai in Cina, costretti a lunghi turni di lavoro, spesso interrotti solo da una breve pausa per il pranzo e un sonnellino, che vivono in dormitori e sono sottoposti a enormi pressioni. E a Hong Kong i sindacati hanno invitato a boicottare gli iPhone di nuova generazione, assemblati dalla Foxconn.

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