Giamaica, ancora scontri narcos-polizia. Aumentano i morti

Soldati giamaicani presidiano le strade di Kingstone
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Continua la caccia al narcotrafficante Christopher Coke, ma la situazione a Kingstone sta degenerando. Decine le vittime causate dalla guerriglia tra forze dell'ordine e la gang che difende il criminale

Costa cara la lotta ai narcos per la Giamaica. Per il terzo giorno consecutivo centinaia di poliziotti ed esercito, con l'ausilio di mezzi blindati, hanno dato la caccia al boss della droga Cristopher "Dudus" Coke, a Tivoli Gardenes, l'area del "West Kingston" controllata dalle sue gang. E il numero delle vittime cresce di ora in ora. Secondo alcune fonti sono almeno 60 le persone morte in seguito allo stato di guerriglia che si respira nella capitale. Tra le barricate erette in più punti, gli uomini delle forze di sicurezza hanno trovato la resistenza degli uomini delle gang che vogliono impedire l'estradizione di Coke, che chiamano 'il nostro presidente'.

Gli scontri di questi giorni non hanno però per il momento portato alla cattura di quello che Washington considera uno dei trafficanti di droga e armi più pericolosi al mondo. Il Dipartimento di Stato Usa ha poco fa rinnovato il "warning" indirizzato ieri ai cittadini americani, affinché evitino di viaggiare nell'isola, di fronte "all'escalation di violenza, spari e rivolte" nella capitale giamaicana.

La situazione sarà d'altra parte esaminata in Parlamento, dove nelle prossime ore è atteso un intervento del premier Bruce Golding, che domenica ha decretato per un mese lo stato d'emergenza a Kingston. Fonti dell'ambasciata Usa hanno d'altra parte smentito che ci siano dei contatti con i legali di Coke per trattare le condizioni sulla sua estradizione a Washington.

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