Yemen, rapita coppia di turisti americani

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Alcuni media yemeniti e arabi hanno riferiscono che due turisti statunitensi, la loro guida e l’autista che li accompagnava, sono stati rapiti da una tribù locale. Le autorità hanno già ricevuto una richiesta di riscatto

Due turisti americani, marito e moglie, sono stati rapiti oggi a pochi chilometri dalla capitale yemenita Sanaa, ma a quanto pare si tratta di un sequestro  compiuto da una tribù locale, per far pressioni sul governo, e non da imputare ai terroristi del temibile ramo di al Qaeda nella penisola araba, che hanno le loro basi nello Yemen.
  
Secondo fonti ufficiali, i due turisti sono stati bloccati nei pressi di al Haima, ad una sessantina di km da Sanaa, una zona ritenuta relativamente tranquilla, poiché risparmiata fino ad ora dal fenomeno dei sequestri così diffuso in diverse regioni dello Yemen. Erano in viaggio in auto quando sono caduti nell'imboscata dei rapitori, che hanno preso in ostaggio anche l'autista e l'interprete yemeniti che erano con loro.
  
Nel giro di alcune ore, le autorità locali hanno preso contatto con i rapitori che, come riscatto, sembra abbiano chiesto la liberazione di un membro della loro tribù detenuto nella prigione centrale di Sanaa.
  
I sequestri di cittadini stranieri nello Yemen sono molto comuni da quasi quindici anni. Nella stragrande maggioranza dei casi si è sempre trattato di azioni di carattere tribale, ovvero di tribù locali che "usavano" gli ostaggi come merce di scambio, per fare pressioni sulle autorità di Sanaa e avere concessioni di carattere sociale o per ottenere la liberazione di loro compagni detenuti. Quasi sempre, le vicende, che hanno coinvolto anche diversi turisti italiani, si sono risolte nel giro di alcuni giorni, e senza grossi spargimenti di sangue.
   
L'ultimo episodio del genere risale ad appena una settimana fa, quando due tecnici petroliferi cinesi rapiti alcuni giorni prima nella provincia di Shabwa, nella parte Est del Paese, sono stati liberati grazie a una mediazione tribale e alla pressione da parte dei responsabili della sicurezza locale.
  
Ben diversa invece la vicenda di una famiglia tedesca, padre madre e i loro tre figli, e di altri quattro stranieri  sequestrati tutti insieme nel giugno dello scorso anno nel Nord del Paese, nella zona di confine con l'Arabia Saudita. La settimana scorsa, due dei tre piccoli, due bambine, sono state liberate grazie ad un blitz delle forze di sicurezza saudite. Dei loro genitori e del fratellino minore però ancora non è stata trovata alcuna traccia, e per il piccolino si teme il peggio. Tre degli altri ostaggi, due tedesche due e una coreana, vennero trovate morte già pochi giorni dopo il sequestro.   

Sin dal primo momento, le autorità di Sanaa imputarono questo rapimento ad al Qaeda, o quantomeno ai ribelli sciiti che in quella zona si battono da anni contro il governo centrale, che non a caso li accusa tra l'altro di essere collegati all'internazionale del terrore.

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