Fabio Polenghi, un fotoreporter in giro per il mondo

Il fotografo italiano Fabio Polenghi mentre viene portato in ospedale
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Viveva a Milano, ma si trovava nel sud est asiatico da circa tre mesi. Il fotografo italiano morto a Bangkok aveva lavorato con diverse agenzie ed era conosciuto e stimato anche all’estero. Il ricordo di un’amica. IL VIDEO

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Ultimi scontri a Bangkok: le immagini

Fabio Polenghi - il fotoreporter morto in Thailandia negli scontri tra esercito e camicie rosse - viveva a Milano ma si trovava nel sud est asiatico da circa tre mesi. Ultimamente, secondo alcuni conoscenti, faceva spesso base a Delhi. Polenghi lavorava dal 2004 come free lance ed era molto conosciuto tra i suoi colleghi.

Era legato più alla fotografia di moda e a quella pubblicitaria che al giornalismo di inchiesta e di guerra, tanto che tra le testate che avevano pubblicato i suoi lavori ci sono Vanity Fair, Vogue, Marie Claire, Elle. Le sue immagini erano state in mostra alla Citè des Sciences et de l'Industrie e alla Expo del libro, entrambe a Parigi. Aveva realizzato reportage, ritratti e aveva diretto un documentario di 52 minuti, “Linea Cubana” che racconta di un padre, campione olimpico di pugilato e di suo figlio, campione nazionale nella stessa disciplina, realizzato a Cuba e distribuito dalla francese Finalement.

Aveva viaggiato in decine di Paesi, soprattutto in America centrale e meridionale: Brasile, Bahamas, Cuba, Honduras, Haiti, Giamaica e Messico. Dal 2004 lavorava come free lance e per l'agenzia Grazia Neri svolgeva servizi in "assignement".  

Ed è proprio di Grazia Neri uno dei primi commenti arrivati dopo la sua morte. “No, non ho parole. Anche Fabio. E' terribile, un altro che se ne va", le sue prime parole. "Ognuna di queste notizie mi prende il cuore. Ho in mente il suo viso. Proprio ieri ero a World press photo e commentavo con i colleghi come i fotografi siano sempre più vicino al pericolo, sempre più dentro...". Rientrava per un periodo, magari perche' gli scadevano dei permessi, e poi ripartiva".

Il fotoreporter Fabio Polenghi? Uno di quelli che "trovavi in ogni luogo ci fosse qualcosa da documentare", racconta un altro amico e collega che aveva lavorato con lui all'agenzia Grazia Neri. "Io l'ho incontrato in Afghanistan e al G8 - ricorda l'amico - ma non c'era bisogno di chiedersi se Fabio si sarebbe trovato o meno in un certo luogo. Se accadeva qualcosa, lui era di quelli che si sa che si troveranno, prima o poi saltava fuori".

Il fotografo francese Fabrice Laroche lo ricorda così: "Non era una persona che raccontava delle storie o che voleva politicizzare tutto ad ogni costo. Cercava le emozioni nella gente e non parteggiava per nessuno. Non aveva affatto l'abitudine di battersi per una causa, voleva essere piuttosto un testimone. Era una persona eccezionale e io sono davvero scosso dalla notizia della sua morte". "Veniva dal mondo della moda e per vocazione, io credo, ha scelto poi di lavorare in ambiti più personali e sulle relazioni umane. Abbiamo lavorato insieme ad un documentario su Cuba, abbiamo cercato di raccontare una storia familiare. Lui era uno che amava molto parlare delle relazioni personali".

Il video della tv thailandese:



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