Marea Nera, l’ira di Obama

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Nuove pesanti accuse alla Bp e un giro di vite sulle trivellazioni: lo ha deciso Barack Obama, esasperato dalla marea nera nel Golfo del Messico che non accenna a fermarsi. Ma dalla BP continuano a chiedere di non fermare le trivellazioni


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Dopo una riunione del Consiglio di gabinetto dedicata proprio alla marea nera, nel giardino delle rose della Casa Bianca Obama ha denunciato "la relazione troppo stretta" che esiste tra i petrolieri e l'agenzia federale che rilascia i permessi, il Minerals Management Service (Mms).

Il presidente ha lanciato ancora una volta accuse pesantissime alla Bp, la prima responsabile del dramma, alla Transocean, la proprietaria della piattaforma esplosa, e alla Halliburton, il colosso delle trivellazioni offshore.

"Non ho apprezzato quello che considero uno spettacolo ridicolo durante le audizioni al Congresso su questo argomento - ha detto Obama -.C'erano responsabili di Bp, Transocean e Halliburton ed ognuno puntava il dito contro qualcun altro, giudicandolo responsabile".

Obama è tornato a garantire che farà il possibile per risolvere il problema, considerando la situazione inaccettabile. "Ho visto di persona la rabbia e la frustrazione dei nostri vicini del Golfo - ha detto l'inquilino della Casa Bianca -. Ed è una rabbia ed una frustrazione che condivido da Presidente. Non riposerò e non sarò soddisfatto fin quando la perdita non sarà risolta alla fonte, il petrolio nel Golfo sarà sotto controllo e ripulito, e la gente del Golfo sarà in grado di vivere e di lavorare normalmente".

Obama, con accanto a sé responsabili di governo come i ministri Janet Napolitano (sicurezza interna), Kene Salazar (interno) e Stephen Chu (energia) non ha fatto nessun riferimento alle ipotesi, circolate sulla stampa Usa e straniera, di inquinamento più pesante del previsto, fino a dodici volte. Ma il suo impegno a rendere le trivellazione più difficili suona come una risposta alle accuse del New York Times.

Secondo il quotidiano, l'Mms ha dato via libera ad una serie di trivellazioni petrolifere, in particolare in Alaska e nel Golfo del Messico, senza tutti i permessi necessari richiesti dalla legge in vigore. Spesso è mancato il via libera del National Oceanic Atmospheric Administration (Noaa), l'agenzia responsabile per la protezioni delle specie minacciate e per i mammiferi marini.

Secondo un esperto della Purdue University, Steve Werely, il flusso quotidiano di greggio nel Golfo non sarebbe di 5 mila barili di petrolio al giorno ma di una cifra che va dai 56 mila agli 84 mila, cioè dodici volte superiore. E' un po' meno pessimista Ian McDonald, un oceanografo della Florida State university secondo cui in base alle immagini satellitari il risultato sarebbe "4-5 volte maggiore di quanto detto finora".

Gli americani, almeno secondo un sondaggio dell'Associated Press, sembrano aver comunque promosso Obama: il 42% ne apprezza l'operato nella vicenda marea nera. Nel 2005 una percentuale analoga puntava il dito contro il presidente George W. Bush per come aveva gestito l'emergenza Katrina, l'uragano che ha messo in ginocchio New Orleans, con centinaia di morti.

Intanto le critiche provenienti dalla Casa Bianca e dagli altri presidenti dei Paesi che affacciano sul Golfo del Messico, non sembra preoccupare la compagni petrolifera britannica.

Tony Hayward, Ceo della Bp ha riferito che si augura che l'incidente sulla Deepwater  Horizon, non deve fermare le trivellazioni nel Golfo del Messico. Sottolineando che comunque ora come ora si debbano attuare dei  cambiamenti significativi per impedire che situazioni del genere si  ripetano.
Intervistato dalla Bbc, Hayward ha detto di non credere che si  debba arrivare ad un divieto delle trivellazioni "così come l'Apollo 13 non ha bloccato il programma spaziale o i gravi disastri aerei che succedono non impediscono alla gente di viaggiare in aereo". "Sono  convinto - ha poi aggiunto - che questo debba essere un evento che trasforma il modo in cui vengono considerate le attività di esplorazione e produzione petrolifera in mare aperto, in particolare a largo delle coste degli Stati Uniti".

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