Le Filippine eleggono un nuovo presidente

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Cambio storico al vertice del paese asiatico. Il liberale Noynoy Aquino, conquista la presidenza che fu di sua madre. Violenti scontri in tutto il paese nel giorno del voto

Benigno "NoyNoy" Aquino, figlio della ex presidente Maria Corazon e del leader dell'opposizione Aquino, assassinato nel 1983, è in testa nelle elezioni presidenziali che si sono svolte oggi nelle Filippine. Secondo i risultati parziali annunciati dalla commissione elettorale, il senatore, 50 anni, ha ottenuto il 40,44% dei voti, superando l'ex presidente Joseph Estrada, che ha ottenuto il 25,76% dei voti e il senatore Manuel Villar, che ha avuto il 13,98% dei consensi, dopo lo scrutinio del 38,25% delle schede.

Le elezioni generali, in cui 50 milioni di filippini sono chiamati a scegliere il successore della presidente Gloria Arroyo, ma anche a rinnovare il Parlamento e i vari consigli provinciali, sono state segnate da diversi episodi di violenza, in cui 10 persone sono rimaste uccise, e da problemi tecnici che hanno ritardato la chiusura dei seggi. Tuttavia, nonostante i problemi, le autorità sostengono che le presidenziali, dove per la prima volta gli elettori hanno utilizzato un sistema di voto elettronico, sono state un successo.

A causa del malfunzionamento di alcune macchine per il voto  che hanno causato lunghe file di elettori in attesa, i seggi si sono chiusi con un'ora di ritardo rispetto all'orario previsto. Una delle 'vittime' del sistema elettronico è stato lo stesso Benigno Aquino che ha dovuto attendere cinque ore prima di poter votare nel proprio distretto a Tarlac, nel nord di Manila.

Le elezioni sono state ancora una volta insanguinate da violenti scontri in un Paese dove le armi sono molto diffuse e dove i politici dispongono di milizie private. In totale, dieci persone sono state uccise in diversi incidenti avvenuti in tutto il Paese, di cui due nella provincia di Maguindanao, teatro del massacro di 57 civili lo scorso novembre nel contesto della rivalita' politica tra clan. A Datu Piang, un villaggio nella stessa regione dove sono stati dispiegate migliaia di soldati, gli abitanti sono dovuti fuggire, senza poter votare, dopo l'esplosione di due granate.

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