Marea Nera, Bp: “Paghiamo noi, ma non è colpa nostra”

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La società petrolifera britannica si assume la responsabilità economica del disastro ambientale nel Golfo del Messico e specifica che pagherà tutti i danni, ma tiene a sottolineare che l'incidente va attribuito all’azienda che gestiva la piattaforma

Bp si assume tutte le responsabilità per il disastro causato dalla piattaforma petrolifera di Deepwater Horizon, la cui perdita sta mettendo a rischio l'intero ecosistema marino della zona costiera a nord del Golfo del Messico; ma, sottolinea  l'amministratore delegato, la compagnia petrolifera non ha provocato direttamente il disastro.

Parlando alla Bbc, l'amministratore delegato dell'azienda, Tony Hayward, ha dichiarato che Bp pagherà tutti i danni causati dal disastro, ma ha aggiunto che la colpa reale è di qualcun altro. "In termini di responsabilità - ha detto Hayward - ci tengo a essere chiaro: non è stato un incidente provocato da noi, anche se è nostra responsabilità risolvere il problema della perdita".

Non era di Bp infatti l'attrezzatura che ha causato il danno ma della ditta Transocean, gestore della piattaforma di Deepwater Horizon. Tirata in ballo, Transocean non si sbilancia: "Aspettiamo di avere tutti i dati prima di trarre conclusioni",  ha detto il portavoce dell'azienda, Guy Cantwell.

Intanto le previsioni del colosso dell'energia per la risoluzione del problema non sono confortanti. Ci potrebbero infatti volere almeno tre mesi per individuare il punto del pozzo petrolifero da cui è scaturita la perdita e isolarlo. "Siamo anche impegnati - ha aggiunto Hayward - in un grosso lavoro insieme al governo e alla comunità per proteggere la costa.

Intanto il titolo British Petroleum crolla ai minimi da sette mesi a questa parte. A Londra il titolo cede il 5,3% a 545 pence, la quotazione più bassa dallo scorso 9 ottobre. Dal giorno dell'incidente il titolo ha perso il 16%.


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