Marea nera: l'emergenza continua

Il mare inquinato della Louisiana - Foto Ap
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Barack Obama raggiungerà le zone colpite dal disastro ambientale. L'area inquinata intanto ha triplicato la propria estensione. Cresce la rabbia dei residenti: "Per Haiti si sono mobilitati subito. Noi abbiamo dovuto aspettare dieci giorni"

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Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si recherà nella Lousiana del Sud per vedere con i propri occhi i danni già provocati della marea nera che, dopo l'esplosione sulla piattaforma offshore Deepwater Horizon, sta minacciando il delta de Mississippi oltre alle spiagge di Lousiana, Mississippi, Alabama e nord della Florida. Per ragioni di sicurezza l'itinerario del presidente non è stato reso noto ma si dà per scontato che Obama sorvolerà in elicottero l'area inquinata dall'ampia chiazza nera ad una trentina di miglia a sud est del Delta, nel bel mezzo del Golfo del Messico. Il giro in elicottero potrebbe saltare solo se le condizioni climatiche, con venti sempre più forti che ostacolano anche le operazioni di contenimento, dovessero ancora peggiorare.

L'estensione dell'area inquinata, secondo vari esperti Usa, si sarebbe già triplicata. In base alle ultime stime sarebbe lunga 130 miglia e larga una settantina. La Guardia costiera americana ritiene che già 1,6 milioni di galloni di greggio (oltre 6 milioni di litri) siano finiti in mare. La visita di Obama viene accolta con soddisfazione ma sono in molti, soprattutto tra i pescatori colpiti dal dramma, a non nascondere la propria irritazione, visto anche l'atteggiamento giudicato poco cooperativo da parte della britannica Bp, che gestiva la piattaforma teatro dell'incidente del 20 aprile in cui 11 operai sono morti.

Che la visita presidenziale sia positiva lo sostiene l'avvocato dei pescatori, James Klick, perché, afferma,  accelererà gli aiuti e metterà le compagnie coinvolte nel dramma di fronte alle proprie responsabilità. Klick sta organizzando una vasta 'class action' per conto dei pescatori di gamberi, gravemente colpiti dalla tragedia. Tra le società nel mirino, oltre alla Bp, ci sono la Transocean, il colosso svizzero proprietario della piattaforma, e la Halliburton, la società texana di servizi per l'energia, responsabile in particolare del 'cappuccio' di cemento installato all'uscita del pozzo: secondo alcuni esperti potrebbe essere stato fissato male, provocando così la fuoriuscita del greggio. Secondo Klick, inoltre, una delle cause indirette dell'incidente potrebbe avere origini normative: il predecessore di Obama, George W. Bush, aveva infatti eliminato l'obbligo di un certo tipo di valvole di sicurezza in caso di trivellazioni sottomarine.

L'avvocato sostiene che le conseguenze della marea nera, anche se non ha ancora toccato le coste, sono già pesanti per le centinaia di pescatori dell'area. "Gli allevamenti di ostriche - spiega - sono stati chiusi, non si possono pescare i gamberi bianchi, quelli più grossi e gli unici già adulti in questo momento, che rappresentano gran parte del reddito dei pescatori locali. Per quelli bruni più piccoli si deve aspettare l'estate, ma non è detto che questa volta sarà possibile". I pescatori sono molto più negativi e la loro collera inizia ad esplodere. Molti di loro avevano passato la giornata di venerdì con i responsabili della Bp, pronta ad assumerli per contribuire a ripulire il mare ma le offerte della compagnia britannica sono state finora respinte perché inadeguate.

"Eravamo pronti a dare una mano sin dall'inizio - dice all'Ansa Berlin Moreau, 46 anni - ma non ci hanno voluto. Ora tornano dieci giorni dopo, senza offrirci una lira se non un rimborso spese poco più che simbolico". Sulla visita di Obama, si alza un coro di critiche. "Per Haiti si sono mobilitati subito - tuona Tony Buffone, 65 anni, folte chioma canuta, di lontane origini italiane, ottenendo unanimi consensi - mentre noi dobbiamo aspettare 10 giorni. Si aiutano prima gli stranieri, e poi gli americani: non mi sembra giusto".

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