L'Economist, come la Lega, sogna la secessione

La mappa della nuova Europa per l'Economist
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Il settimanale inglese gioca con la cartina d'Europa e per scherzo risistema i paesi a seconda delle caratteristiche nazionali. E realizza, su carta, l'antico sogno leghista dividendo in due la penisola

di David Saltuari

E chi l'avrebbe mai detto che un giorno l'Economist, il serio e compassato settimanale inglese che tanto sonno ha tolto a Silvio Berlusconi, un giorno sposasse senza saperlo le teorie più estreme della Lega Nord. Sì perché nella sua edizione online la rivista britannica si è divertita a ridisegnare la mappa del vecchio continente, spostando i paesi a seconda delle loro caratteristiche nazionali (qui la mappa sul sito della rivista). Nell'articolo del giornale si spiega che se una persona normale può cambiare casa se si trova accanto vicini sgradevoli, questo dovrebbe essere possibile anche per le nazioni. La Gran Bretagna, per esempio, che dopo le elezioni del prossimo 6 maggio si troverà ad affrontare la terribile situazione della propria finanza pubblica, potrebbe trovarsi più a suo agio accanto ai paesi dell'area mediterranea, che vivono da anni una situazione economica traballante. Al suo posto, nel Mare del Nord, la Polonia potrebbe finalmente godersi le gioie di un sano isolamento, dopo secoli e secoli di angosciosa tenaglia tra Germania e Russia.

E così via, infilando, giocosamente sia chiaro, tutti i peggiori luoghi comuni anglosassoni sui popoli europei, i redattori dell'Economist si sono divertiti a ridisegnare la mappa d'Europa. I Belgi? Con le loro divisioni linguistiche sembrano un paese balcanico. E allora via, verso est, a fare compagnia alla Slovenia con le sue minoranze ungheresi. Al suo posto i ben più solidi e razionali cechi potranno godere la vicinanza degli olandesi, considerati dal settimanale inglese loro pari. Con tutti questi spostamenti, inoltre, si verrebbe a creare lo spazio necessario per inserire tutti quei meravigliosi paesi mitteleuropei inventati dal cinema e dai fumetti: la Ruritania del Prigioniero di Zenda, la Syldavia vista nella avventure di Tintin e la Vulgaria immaginata in Citty Citty Bang Bang. Manca purtroppo, il Ducato di Gran Fenwick de Il ruggito del topo, ma si spera nella prossima edizione.

E l'Italia che fine farebbe in questo mondo a testa in giù? La penisola non perderebbe la propria posizione di privilegio in mezzo al Mediterraneo, ma si troverebbe divisa in due. Secondo l'Economist il Nord Italia, magari sotto la saggia guida di un Doge veneziano, si potrebbe unire in un'alleanza regionale con Austria, Slovenia e Croazia. Da Roma in giù invece andrebbe tutto separato con un canale e trasformato in un'isola. Il nuovo paese potrebbe venire battezzato Regno delle due Sicilie (ma noto da tutti, dice malignamente l'Economist, come "Bordello") ed essere unito finanziariamente alla Grecia. Ma solo a lei. Un piano già sentito da qualche parte? Senza volerlo il settimanale inglese ha messo su carta i sogni neanche tanto proibiti di più di un militante leghista. Anche se oggi le camice verdi preferiscono parlare di federalismo fiscale, nei tempi d'oro del professor Miglio la divisione, magari anche fisica, della penisola era più di una mera speranza. Ora, dopo che The Economist è finito nell'occhio del ciclone della destra italiana per aver dichiarato Silvio Berlusconi "unfit", inadatto, a guidare l'Italia, la Lega potrebbe trovarsi in una situazione imbarazzante. E chissà se nei prossimi giorni da via Bellerio parta qualche inaspettata richiesta di abbonamento.

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