Messico, Casinori: ecco come sono scappato dai miei rapitori

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Parla il volontario italiano che era sparito nello stato di Oaxaca. Si temeva un sequestro. In realtà è riuscito a fuggire attraverso i boschi. Ascolta il suo racconto nell'intervista rilasciata a Radio Popolare Network


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David Casinori, l'italiano che mancava all'appello da martedì dopo l'attacco alla carovana con cui viaggiava in Messico, sta "bene" e fa sapere di non aver potuto dare notizie di sé, perché, durante la corsa nella foresta per sfuggire agli aggressori, aveva smarrito il cellulare, come spiegato in una nota anche dalla Farnesina.
"Sto bene. Non potevo comunicare perché non avevo più il cellulare", ha raccontato in un'intervista a Radio Popolare Network Casinori, che se l'è comunque vista brutta.

Nell'intervista l'italiano ripercorre tutte le fasi dell'attacco al convoglio di osservatori, in cui sono rimasti uccisi due suoi compagni, il finlandese Tyri Antero Jaakkola e la messicana Beatriz Carino. La carovana voleva portare cibo, vestiti e coperte alla comunità di San Juan Copala (Stato di Oxaca, sud del Messico), isolata da due settimane dai guerriglieri dell'Union de Bienestar Social de la Region Triqui (Ubisort), legato al Partido Revoluzionario Institutional (Pri).

"Il nostro obiettivo - ha spiegato - era raggiungere San Juan Copala e la sua popolazione indigena. All'ingresso della municipalità ci siamo però fermati perché la strada era bloccata". "Abbiamo provato a fare marcia indietro - ha continuato - e in quel momento è arrivato un gruppo di uomini armati che ha iniziato a sparare". Momenti di grande paura. "Prima ci siamo riparati e poi abbiamo iniziato a scappare nella selva. Qualcuno è uscito dai finestrini, altri dalle porte". Casinori ha visto anche i suoi compagni morire. "Purtroppo due persone sono rimaste bloccate nella camionetta perché colpite dai proiettili. Sono morte entrambe".

Per fortuna gli altri sono riusciti a fuggire. "Durante la fuga - ha raccontato - alcuni sono stati bloccati dai paramilitari, sono stati minacciati e derubati, ma poi tutti sono stati lasciati andare". "Abbiamo corso nella foresta fino a quando non abbiamo raggiunto la strada - ha detto - Mentre in lontananza continuavamo a sentire gli spari". Durante la fuga sono stati fondamentali "i contatti che i membri messicani della carovana hanno con la popolazione locale". "Adesso sto bene - ha concluso - anche se molto frastornato. Sono comunque in un luogo sicuro con altri membri della carovana".

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