Afghanistan, i retroscena delle accuse contro Emergency

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I dissidi con il governatore di Helmand, il ruolo dell’ong di Gino Strada nella liberazione degli italiani rapiti. I contrasti con il capo degli 007 afghani

Una rappresaglia oppure un blitz per sgomberare la zona degli ultimi eventuali testimoni rimasti. Sono due le ipotesi che prendono sempre più corpo. C'è forse un legame fra l'arresto dei tre volontari italiani e le trattative con riscatto portate avanti da Emergency in passato per liberare gli ostaggi italiani Gabriele Torsello e Daniele Mastrogiacomo. Il governo italiano pagò due milioni di dollari per Torsello e fu proprio Gino Strada a dirlo ai microfoni di Sky Tg24. Agli americani certamente non piacciono le “tangenti” ai talebani.

Non sono mancati i dissidi tra la ong di Gino Strada e la Nato. Durante l’ultima offensiva in Helmand, Emergency aveva chiesto l’apertura di un “corridoio umanitario” per curare i feriti. Richiesta che non è stata esaudita. Ma c'è un secondo problema. Emergency ha un nemico acerrimo in Afghanistan. E’ Amirullah Saleh, il capo dei servizi segreti locali. Fedelissimo degli angloamericani (che lo preferiscono all’inaffidabile Karzai) e protetto della Cia. Tempo fa Saleh definì Strada un pericolo per la sicurezza nazionale. Se per pericolo intendeva le denunce che il chirurgo ha sempre gridato con forza rispetto alle conseguenze dei bombardamenti nato nel paese, Saleh aveva certamente ragione.


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