Sangue e caos a Bangkok, spari sulla “camicie rosse”

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In Thailandia situazione sempre più tesa. L’esercito apre il fuoco sui i manifestanti antigovernativi vicino alla sede delle Nazioni Unite della capitale: 19 morti e oltre 800 feriti. Tra levittime un fotografo giapponese della tv Reuters. LE IMMAGINI

All'indomani dei violenti scontri che ieri hanno insanguinato la capitale thailandese, le camicie rosse sono tornate in strada per manifestare la loro determinazione nell'ottenere le dimissioni del premier Abhisit Vejjajiva.

Secondo l'ultimo bilancio, ieri a Bangkok sono state uccise 19 persone e oltre 800 sono rimaste ferite. "Chiediamo al premier Abhisit Vejjajiva di dimettersi immediatamente e di lasciare il paese", ha dichiarato Nattawut Saikuar, uno dei leader dell'opposizione. "Guerra civile", "Bagno di sangue", "La nostra ora piu' buia", titolavano stamane i quotidiani.

Fra le 14 vittime civili anche un cameraman giapponese della Reuters; cinque i soldati uccisi. Gli scontri di ieri sono stati i piu' gravi dopo un mese di manifestazioni quotidiani organizzate della "camicie rosse", appellativo dei sostenitori del premier in esilio Thaksin Shinawatra, accusato di corruzione e costretto nel 2006 a lasciare il paese dopo un putsch militare. I filo-Thaksni reclamano elezioni antipiate e considerano il governo di Abhisit, alla guida dell'esecutivo dal 2008, come ilelgittimo.

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