Tre italiani di Emergency arrestati dai servizi afghani

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Uomini dei servizi segreti del Paese asiatico hanno fatto irruzione in un ospedale della Ong italiana, arrestando nove uomini tra cui tre italiani. Stando alle prime indiscrezioni l'accusa è di "complotto". Sul caso si è attivata la Farnesina

Preparavano un piano per uccidere il governatore della provincia di Helmand con un attentato kamikaze e nascondevano in una stanza dell'ospedale sette giubbotti carichi di esplosivo, bombe a mano, armi e munizioni: con queste pesantissime accuse i servizi segreti afghani hanno arrestato tre operatori italiani di Emergency: l'infermiere Matteo Dell'Aira, coordinatore medico dell'ospedale, il chirurgo bresciano Marco Garatti e Matteo Pagani, tecnico della logistica. E sei afghani che lavorano nell'ospedale dell'associazione umanitaria fondata da Gino Strada a Lashkar Gah, nel sud dell'Afghanistan.

Un'accusa che Emergency respinge con fermezza, anche tramite il sito di Peacereporter, definendola "assolutamente ridicola". "E' come se in Italia si facesse circolare la voce che Don Ciotti sta complottando per uccidere il papa" tuona Gino Strada, che poi si rivolge direttamente al ministro degli Esteri Franco Frattini. "La Farnesina non può tirarsi fuori. E' vero che il progetto che Emergency sta portando in Afghanistan non è finanziato dalla cooperazione", come precisato da fonti della Farnesina, "ma ha ricevuto la “conformità” del ministero degli Esteri", e dunque il ministro deve intervenire per far "immediatamente rilasciare i nostri operatori".

Richiesta a cui Frattini non risponde ufficialmente anche se dalla Farnesina si afferma che si sta seguendo la situazione e si ribadisce "la linea di assoluto rigore contro qualsiasi attività di sostegno diretto o indiretto al terrorismo sia in Afghanistan così come altrove". Allo stesso tempo, inoltre, si riconferma "il più alto riconoscimento" del ministero, "al personale civile e militare impegnato in Afghanistan per le attività di pace".

L'irruzione nell'ospedale di Emergency, scattata attorno alle 16.30 locali, sarebbe stata decisa dalle forze di sicurezza afghane dopo una soffiata arrivata da un informatore: un gruppo di talebani che si nasconde in Pakistan avrebbe finanziato un piano per uccidere il governatore Gulab Mangal, che nei prossimi giorni avrebbe dovuto visitare proprio la struttura di Lashkar Gah. Una versione confermata dallo stesso Mangal: "stavano pianificando degli attentati a Lashkar Gah e il loro primo bersaglio ero io".

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