Pedofilia, una lettera accusa il Papa. Il Vaticano smentisce

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Secondo il Washington Post nel 1985 l’allora cardinale Ratzinger in una lettera sconsigliò di ridurre allo stato laicale un sacerdote condannato per molestie sessuali su minori. Ma secondo la Santa Sede si tratta di un'interpretazione sbagliata dei fatti

Nel 1985, anni prima di diventare Papa, il cardinale Joseph Ratzinger sconsigliò di ridurre allo stato laicale un sacerdote californiano che aveva molestato alcuni minori. E' quanto si legge sul Washington Post che - riprendendo una notizia dell'Associated Press - cita una lettera del 1985, firmata da Ratzinger, in cui si esprimevano preoccupazioni sugli effetti che la rimozione di un prete avrebbe avuto "per il bene della chiesa universale".

La corrispondenza è stata ottenuta in esclusiva dall'Ap e secondo l'agenzia "rappresenta la sfida finora più forte  all'insistenza che Ratzinger, l'attuale Papa Benedetto XVI, non giocò alcun ruolo nel blocco della rimozione dei preti pedofili quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede".

La lettera è parte di anni di corrispondenza tra la Diocesi di Oakland e il Vaticano sull'opportunità di ridurre allo stato laicale padre Stephen Kiesle.  Il Vaticano ha confermato all'Ap la firma di Ratzinger sulla lettera rilasciando una spiegazione sulla vicenda: "Il cardinale Ratzinger definiva gli argomenti a favore della riduzione del sacerdote allo stato laicale di "grande significato", ma suggeriva prudenza al vescovo sottolineando di considerare "il bene della Chiesa universale" e il "danno che concedere la dispensa può provocare nella comunità dei credenti in Cristo, in particolare vista la giovane età" del religioso, poi ridotto allo stato laicale nel 1987, cioè solo due anni dopo la lettera. "Quella invocata dal futuro Pontefice risulta dunque - si fa notare - nulla più che un normale invito alla prudenza per vedere chiaro nelle cose prospetatte dalla diocesi".  La nota del Vaticano prosegue facendo notare come alcuni commentatori confondano la rimozione di un sacerdote dall'incarico - all'epoca di competenza del vescovo locale - con la riduzione allo stato laicale che deve essere autorizzata dalal Santa Sede.

L'avvocato della Santa Sede negli Stati Uniti Jeffrey Lena ha detto che l'allora cardinale Joseph Ratzinger disse al vescovo di Oakland di assicurare che un prete con precedenti di molestie sessuali non commettesse piu' abusi mentre la Chiesa lavorava per riportarlo allo stato laicale. In risposta a una lettera del 1985 firmata da Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e ottenuta dall'Associated Press, Lena ha spiegato che quando il futuro Papa esortava il vescovo di Oakland a usare nei confronti di padre Stephen Kiesle "il massimo della cura paterna" faceva riferimento alla formula della Chiesa per dire che riteneva il vescovo responsabile di assicurare che il prete in questione non commettesse più abusi. Lena, citato dall'Ap, ha detto non ci sono casi conosciuti di molestie da parte di Kiesle tra 1981, quando la diocesi ne raccomandò per la prima volta il ritorno allo stato laicale e il 1987 quando il sacerdote fu spretato".


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