Preti pedofili, il New York Times rivela un nuovo caso

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Nuovo affondo del quotidiano statunitense contro la Santa Sede per i presunti silenzi su ecclesiastici, che hanno abusato di minori. Nell'occhio del ciclone un prete indiano che, nel 2004, molestò una 16enne nel Minnesota

"La Chiesa non è una democrazia e il Papa non deve dimettersi. Piuttosto deve fare una cosa ancora più difficile: convertirsi". Così il violento editoriale del Washington Post che, in data 5 aprile, ha paragonato l'affaire dei preti pedofili allo scandalo americano Watergate degli anni '70 del secolo scorso. A un giorno di distanza è stato, ancora una volta, il New York Times a riaprire il fuoco, sia pure implicitamente, contro Benedetto XVI e, in maniera diretta, contro i vertici dell'ex Sant'Uffizio per un ulteriore presunto atteggiamento di connivenza nei riguardi d'ecclesiastici, che hanno abusato sessualmente di minori.

Il sito on line del quotidiano newyorkese ha, infatti, citato il caso del sacerdote indiano Joseph Palanivel Jeyapaul, accusato d'aver abusato d'una 16enne quando svolgeva servizio pastorale nella diocesi di Crookston nel Minnesota.
Le accuse formali della procura americana risalgono al 2007, ma l'ecclesiastico, che è rientrato in India dal 2005, continua a svolgere nella diocesi d'Ootacamund il ministero presbiterale. Le autorità giudiziarie statunitensi hanno tentato, finora invano, d'ottenere l'estradizione di Jeyapaul, il quale ha tuttavia negato ogni responsabilità, sottolineando di non aver nessuna intenzione di rientrare negli Usa per essere processato.

Il caso era stato segnalato con prontezza, già il 7 dicembre 2005, dall'allora vescovo di Crookston Victor Balke, che ne aveva riferito al cardinale William Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il presule aveva ricevuto risposta, nel maggio 2006, dall'allora segretario della stessa Congregazione Angelo Amato. Nella lettera veniva rassicurato che Arulappan Amalraj, vescovo d'Ootacamund, aveva ricevuto istruzioni a riguardo e che avrebbe sorvegliato Jeyapaul in modo che, secondo quanto riporatato dal NYT, "non sarebbe stato un rischio per i minori e non avrebbe creato scandalo". Balke scrisse ancora due volte al cardinale William Levada, per informarlo d'un'altra minorenne molestata da Jeyapaul e per esprimere tutto il suo allarme: "E' difficile per me quantificare il danno che quest'uomo ha fatto alla dignità del sacerdozio".

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