A 30 anni dall'assassinio il Salvador ricorda Romero

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Il 24 marzo del 1980 veniva ucciso il vescovo dei poveri, mentre celebrava la messa. Nell'anniversario della morte migliaia di persone lo hanno ricordato nelle strade della capitale del Paese. Anche il Parlamento ha proclamato una giornata in suo onore

Un sol colpo di fucile bastò a troncare la vita dell'arcivescovo salvadoregno Oscar Arnulfo Romero, mentre celebrava la Messa nella cappella dell'ospedale della Divina Provvidenza. Era il 24 marzo 1980. Nell'omelia, appena pronunciata, il presule aveva nuovamente attaccato la dittatura salvadoregna, che, pur avendo le mappe dei campi minati, mandava avanti i bambini come carne da macello. Benché fosse etichettato come comunista e avesse incontrato aperta diffidenza da parte dei vertici della Curia romana, Romero partiva da posizioni teologiche conservatrici e la sua fu soltanto una costante denuncia profetica contro i crimini commessi dalla dittatura militare al potere. E, infatti, lo stesso mandante dell'omicidio fu indicato fin da subito nel leader dell'estrema destra, il maggiore Roberto d'Aubuisson. A trent'anni dalla sua morte la venerazione del popolo salvadoregno nei riguardi di Romero non s'è spenta e il presule è unanimemente riconosciuto come martire della fede e simbolo della difesa dei poveri. Nel trentennale dell'omicidio lo stesso parlamento ha istituito la "Giornata di monsignor Oscar Arnulfo Romero", nel corso della quale l'attuale presidente Funes chiederà perdono a nome del governo per la sua uccisione. Senza dimenticare che, sia pur in ritardo, dal 1994 è in corso il processo di beatificazione e che nel 2000 Giovanni Paolo II ha inserito il suo nome nel testo della "Celebrazione dei nuovi martiri".

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