Iraq, vigilia elettorale tra attentati, minacce e speranze

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Mentre continuano a recarsi alle urne gli iracheni all'estero, sono iniziate le operazioni di conteggio delle schede degli agenti delle forze dell'ordine, che hanno votato anticipatamente. Nel frattempo un'ennesima strage s'è verificata a Najaf

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A un giorno dal voto popolare per il rinnovo del Parlamento iracheno, è già in corso il conteggio delle schede dei 790mila agenti delle forze dell'ordine, chiamati anticipatamente alle urne per poter assicurare l'ordine durante la tornata elettorale del 7 marzo. Essa è la seconda dalla deposizione di Saddam nel 2005 e vede scendere in campo, in diciotto distretti, quasi 19 milioni di cittadini, che dovranno eleggere in Parlamento, con sistema proporzionale, 325 deputati. Si continua, invece, a votare, per il secondo e ultimo giorno, nei 19 paesi esteri, in cui risiedono oltre due milioni d'iracheni.

Ma il paese asiatico sembra non conoscere pace, segnato, anche alla vigilia dell'elezioni, da una scia di sangue e violenza. Almeno quattro persone, infatti, sono morte e circa una cinquantina sono rimaste ferite in un attentato compiuto a Najaf, città santa degli sciiti ubicata a 160 chilometri  km da Baghdad. Un'autobomba è esplosa, investendo due pullman parcheggiati nei pressi del mausoleo dell'imam Ali, che, ogni anno, attira milioni di pellegrini sciiti iracheni e iraniani.

La vigilia dell'elezioni è scossa, inoltre, dall'ultimatum di al-Qaeda, che, sul web, ha minacciato di morte quanti, il 7 marzo, si recheranno alle urne. "Lo Stato islamico - si legge sul sito dell'organizzazione terroristica - dichiara un coprifuoco per il giorno delle elezioni, dalle 06.00 del mattino alle 06.00 della sera, in tutto l'Iraq e in particolare nelle zone sunnite". Quindi, l'avvertimento agl'inadempienti, che s'esporranno, in tal modo, "alla collera d'Allah e a ogni sorta di arma dei mujahiddin".

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