Usa, il più grande attacco hacker della storia

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A partire dalla fine del 2008 sarebbero stati violati sistemi di sicurezza di dieci agenzie governative Usa e di importanti multinazionali. Colpite 2500 aziende in 196 Paesi. Il pericolo arriva dall’Oriente: gli hacker cinesi sono i più numerosi del mondo

Maxi attacco hacker su oltre 75mila tra computer e server di circa 2.500 aziende. L'offensiva telematica, iniziata alla fine del 2008, è stata scoperta da una ditta della Virginia, la Netwitness, solo il mese scorso. Per l’azienda, che si occupa di preservare la sicurezza del Governo USA e dell'FBI, l’attacco coinvolge 196 Paesi, tra cui Messico, Arabia Saudita, Egitto e Turchia. Negli Stati Uniti sono state aggirate le barriere di sicurezza di aziende del calibro della Merck & Co. e della Cardinal Healt, operanti entrambe nel settore farmacologico, nonché del gigante dell’intrattenimento Paramount Pictures. Secondo il Wall Street Journal, l'attacco ha colpito anche dieci agenzie governative statunitensi. In almeno un caso, ha scoperto NetWitness, gli hacker sono riusciti ad entrare in possesso dei dati di accesso email di un soldato. Un portavoce del Pentagono sentito dal quotidiano finanziario ha detto che i militari non sono usi commentare specifiche minacce o intrusioni.

Secondo gli esperti gli hacker operano da diverse nazioni ,dalla Germania ad alcuni Paesi dell'Est europeo. Tuttavia molti guardano con sospetto anche alla Cina. E non potrebbe essere altrimenti. Secondo uno studio dell'"Internet security company" i computer privati gestiti da hacker nella Repubblica Popolare sono in numero superiore a quelli presenti qualsiasi altro Paese del mondo. Questi computer “zombie” sono spesso raggruppati in "botnet ", (eserciti di pc infetti) utilizzati per inviare mail contenenti spam o attaccare siti web. Secondo la McAfee, storica società della Silicon Valley, i computer infetti in Cina nel 2009 sarebbero stati 1.095.000, contro il 1.057.000 degli Stati Uniti. A Gennaio, Google aveva denunciato un attacco contro la sua rete di posta elettronica, portato avanti da hacker cinesi contro gli account di oppositori politici.

Pechino è finita nel mirino del segretario di Stato Hillary Clinton che, dopo i contrasti tra il regime comunista e il colosso di Montain View, ha tuonato contro la Cina: “I Paesi o gli individui che lanciano attacchi informatici dovrebbero subire conseguenze e la condanna internazionale”. Le vicende che riguardano le libertà politiche, la censura sul Web e la repressione politica in Cina si inseriscono in un quadro più ampio, quello dei complicati rapporti economici tra Cina e Stati Uniti. Dietro gli attacchi informatici spesso si nascondono episodi di spionaggio industriale. Per le imprese cinesi impossessarsi di dati tecnici e industriali delle multinazionali americane significa mettere le mani su quel know-how che consentirà all’economia cinese di crescere ancora di più, continuando la rincorsa alla supremazia americana.

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