Obama su Flickr, finisce l’era della manipolazione

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Blogger e attivisti protestano per le ultime linee guida della Casa Bianca: è concesso l'utilizzo delle foto solo agli organi di stampa. Ma è proibito il loro utilizzo per "scopi commerciali o politici, senza la preventiva autorizzazione del Presidente"

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di Emanuela Di Pasqua

La policy americana sull’utilizzo delle foto del Governo è molto chiara (leggi qui): gli scatti di provenienza governativa sono liberamente scambiabili, condivisibili e manipolabili. Così è stato fino ad ora: le istantanee di Pete Souza, fotografo ufficiale della White House, hanno aperto le porte della Sala Ovale a chiunque. In questi primi mesi di presidenza Obama ha caricato su Flickr più di 50 mila immagini che lo hanno avvicinato di più ai cittadini. Grazie alla licenza Creative Commons, gli utenti hanno poi potuto riprodurre, condividere e includere gli scatti presidenziali nei propri siti.

E allora perché Obama inaugura ora un giro di vite, sostenendo che solo gli organi di stampa godono della libertà di manipolare le foto della Casa Bianca? Le ragioni sono fin troppo facili da intuire e vanno ricercate nel recente affaire PETA, che ha visto Michelle testimonial, suo malgrado, di una campagna pubblicitaria contro le pellicce. Lo fa notare l’esperta di comunicazione Kathy Gill nel blog The Moderate voice , sostenendo che dopo l’incidente era prevedibile la fine dell’era della manipolazione.

Il poster (secondo Peta esposto solo in due stazioni della metropolitana di Washington) si intitola "Fur-free and Fabulous" (senza pellicce e favolose) e mostra Michelle Obama, Oprah Winfrey, Tyra Banks e la cantante country Carrie Underwood come testimoni di una vita senza pelliccia

Semonti Stephens, il portavoce della first lady, conferma i gusti e le idee di Michelle in fatto di pellicce, ma chiarisce: nessun consenso è mai arrivato dalla Casa Bianca. Ingrid Newkirk, presidente della PETA, difende l’iniziativa, spiegando che la sua organizzazione non ha chiesto alla Casa Bianca di finanziare o promuovere la campagna perché "non possono fare questo genere di cose". Senza contare che non è l’unico episodio di questo genere. Ricordate lo scatto (guarda qui) dell’artista Shepard Fairey, che ritoccò Obama creando una foto che fece il giro del mondo? Oppure il manifesto di Barack, testimonial “forzato” (proprio come Michelle) di una marca di abbigliamento? La Weatherproof Garment Company recentemente aveva utilizzato una foto di Obama che indossa uno dei suoi giubbotti durante una visita in Cina. Da Flickr l’immagine è però arrivata su una gigantografia che campeggiava su Times Square, a New York, senza che nessuno avesse chiesto l’autorizzazione.

La Casa Bianca ha fatto richiesta (giustamente) di rimuovere l’immagine, ma la polemica è divampata e poi sfociata nelle nuove disposizioni che proibiscono l’utilizzo di materiali fotografici per "scopi commerciali o politici, senza la preventiva autorizzazione del Presidente". Le recenti disposizioni sembrano una contraddizione con lo sbarco di Obama su Flickr, quando aveva promesso a tutti di poterle utilizzare secondo licenze Creative Commons. I blog e gli attivisti non gradiscono e protestano, ricordano quando Wired celebrò, poco tempo fa, le foto di pubblico dominio. E ora si chiedono se sia la fine di un’era e se l’eventuale ridiscussione delle leggi sulla proprietà intellettuale dei materiali fotografici da parte della Casa Bianca sia l’unica strada percorribile per impedirne un uso scorretto e selvaggio.

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