Twitter finisce nel mirino di Chavez

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La protesta contro il presidente venezuelano ora arriva da Internet. La dura replica del governo: "Siete terroristi e vi fermeremo". Il parlamento pronto a varare leggi per controllare il Web

Hugo Chavez ha già tentato di proibire i videogiochi e i soldatini. Adesso se la prenderà con Twitter. Il presidente del Venezuela è l’obiettivo di una campagna di protesta online, nata all’indomani della decisione di chiudere il canale televisivo RCTV Internacional perché giudicata “antigovernativa”.
Le storie tese tra Chavez e RCTV risalgono al 2007 quando il presidente obbligò la stazione tv “ribelle” a interrompere le sue trasmissioni via etere e a traslocare sul via cavo. Un ridimensionamento che non ha impedito al network di mantenere una posizione molto critica nei confronti del governo. La politica di controllo dell’informazione del presidente venezuelano, soprattutto di quella “meno allineata”, non riguarda comunque solo RCTV, ma coinvolge anche le radio, e i giornali accusati di non trasmettere i periodici messaggi del presidente alla nazione. I principali strumenti di contrasto alla politica di Chavez sono proprio i network privati finanziati dall’opposizione al presidente socialista. Chavez sa che ridimensionarli significa spegnere tutte le voci di dissenso. Il bavaglio imposto ai mezzi d’informazione tradizionali sta, però, trasferendo il malcontento su Internet. Su Twitter si moltiplicano informazioni, vignette e messaggi a favore della libertà d’espressione in Venezuela e contro Chavez che ha reagito sfoderando i suoi soliti metodi. Ha accusato Twitter di essere una nuova forma di terrorismo e ha sollecitato il parlamento a varare delle leggi per il controllo del Web.

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