Londra, Blair: "Dopo l'11 settembre cambiò tutto"

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L'ex premier britannico oggi è stato ascoltato dalla Commissione d'inchiesta britannica sulla guerra in Iraq. L'ex inquilino di Downing Street ha difeso a spada tratta la sua decisione di intervenire contro il regime di Saddam Hussein

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Con l'11 settembre cambiò tutto, compresa la percezione della minaccia rappresentata da Saddam Hussein. E' questa la linea esposta dall'ex premier britannico Tony Blair per giustificare l'intervento militare del 2003 nell'audizione davanti alla Commissione d'inchiesta sulla guerra in Iraq. Blair ha spiegato che in molti altri leader europei non trovò una percezione analoga della minaccia posta da "un regime brutale" che poteva avere accesso ad armi di sterminio.

"Fino all'11 settembre pensavamo che Saddam Hussein fosse una minaccia, un mostro che rappresentava un rischio e facemmo del nostro meglio per contenere quel rischio", ha raccontato Blair, "dopo gli attentati questa percezione degli Usa e della Gran Bretagna cambiò drammaticamente". "Dopo l'11 settembre, se tu eri un regime che aveva a che fare con le armi di sterminio dovevamo fermarti e questa era l'idea della Gran Bretagna, non degli Usa", ha sottolineato l'ex titolare di Downing Street. Nell'aprile 2002 "dissi al presidente Bush che la Gran Bretagna avrebbe affrontato insieme agli Usa la minaccia posta da Saddam Hussein, con le sanzioni, con le ispezioni, e se si fosse arrivati a quello, con la forza militare", ha rievocato.

Un membro della commissione d'inchiesta, Sir Roderic Lyn, ha ribattuto che "Saddam non c'entrava niente con al Qaeda e con l'11 settembre". La guerra in Iraq, dove Londra inviò 45mila uomini, resta uno dei momenti più controversi nei 10 anni di Blair alla guida del governo britannico e gran parte dell'opinione pubblica ritiene che l'intervento fu sbagliato e basato sull'erroneo presupposto che Saddam disponesse di armi di sterminio.

Blair ha difeso con forza la scelta di partecipare all'intervento militare. "Qui non si parla di una menzogna o di una cospirazione o di un inganno", ha insistito, "è una decisione. E la decisione che dovetti prendere era: data la storia di Saddam, dato il suo uso di armi chimiche, dato il milioni di morti che aveva già causato, dati i 10 anni di violazioni di risoluzioni Onu, possiamo prenderci il rischio di lasciare che quest'uomo ricostituisca i suoi programmi di armamenti o è un rischio che sarebbe irresponsabile
prendersi?".

Blair, giunto con quasi due ore di anticipo al Queen Elizabeth Centre per le due audizioni del mattino e del pomeriggio, è entrato da un ingresso secondario per evitare un centinaio di manifestanti e parenti di caduti in Iraq assiepati all'entrata. I dimostranti, che issavano cartelli come "Criminale di guerra", hanno poi dato le spalle all'edificio durante l'audizione e uno di loro ha letto i nomi di civili e militari morti in Iraq.

L'ex premier, ora inviato del Quaretto per il Medio Oriente, si e' anche soffermato sulle minacce alla stabilità regionale che ora a suo avviso arrivano soprattutto dall'Iran e da realtà come Afghanistan, Yemen e Somalia dove ci sono "legami molto forti" tra le organizzazioni terroristiche e i Paesi che li ospitano. Aprendo la sessione, il presidente della commissione, Sir John Chilcot, ha ricordato che non si tratta di un processo e che Blair viene ascoltato solo come "testimone".


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