Yemen, USA e GB chiudono le ambasciate

L'ambasciata americana in Yemen
1' di lettura

Secondo l'intelligence americana ci sarebbero segnali di un attentato in preparazione a Sana'a, la capitale del paese arabo. La Farnesia per ora monitora la situazione

L'ambasciata degli Stati Uniti nello Yamen è stata chiusa in risposta alle minacce fatte da Al Qaida. Gli impiegati yemeniti della rappresentanza diplomatica sono stati invitati a restare a casa fino a nuovo ordine. Lo ha reso noto la stessa ambasciata Usa con una nota nella quale è scritto che la sede di Sanaa "è chiusa come risposta alle minacce fatte da Al Qaida nella Penisola Arabica  di attacchi contro gli interessi americani in Yemen".

La decisione americana è stata imitata anche dalla Gran Bretagna che, da Londra, ha deciso di chiudere per il momento la propria rappresentanza diplomatica nello Yemen.

Dietro le chiusure delle ambasciate dei due paesi si nasconde il timore di un attentato. John Brennan, consigliere per la sicurezza di Barack Obama ha dichiarato alla Cnn che "vi sono segnali di un attentato pianificato contro un obiettivo a Sanaa", la capitale yemenita.

Da parte italiana, intanto, non sono ancora state prese decisioni. La Farnesina "monitora attentamente la situazione" e si terrà in stretto contatto "con gli altri partner europei" e con le autorità yemenite che "consideriamo alleate nella lotta al terrorismo". E' quanto riferiscono fonti del ministero degli Esteri, interpellate sulla decisione, presa da Usa e Gran Bretagna, di chiudere le loro sedi diplomatiche nello Yemen dopo minacce di al Qaida nella penisola arabica. "Ancora non sono state prese decisioni. E' chiaro però - precisa la fonte - che stiamo monitorando attentamente la situazione. Ci terremo in stretto collegamento con i partner europei ed in stretto contatto" con il governo dello Yemen.


L'ambasciata degli Stati Uniti in Yemen, chiusa oggi dopo le minacce di attentati di Al Qaida, è stata più volte bersaglio di attacchi negli ultimi anni ed è stata chiusa ripetutamente per motivi di sicurezza.
Nel marzo del 2003, il secondo giorno dell'offensiva Usa in Iraq, quattro persone erano morte e decine erano rimaste ferite in scontri tra la polizia e dimostranti che cercavano di assalire l'ambasciata di Sanaa. Tre colpi di mortaio nel marzo del 2008 erano stati sparati contro la rappresentanza diplomatica, mancando l'edificio e finendo su una scuola femminile: una guardia era rimasta uccisa.

Nel settembre dello stesso anno c'era stato l'attacco più sanguinoso. Due veicoli carichi di esplosivo e uomini armati di mitra avevano preso di mira l'ambasciata, senza colpirla, ma facendo 19 vittime all'esterno (nessuna lavorava per la rappresentanza diplomatica). Al Qaida aveva rivendicato l'attentato. L'anno scorso, a gennaio c'era stata una sparatoria senza feriti fra uomini armati e polizia a un posto di blocco vicino all'ambasciata.

In Yemen, nel porto di Aden, nell'ottobre del 2000 un barchino esplosivo di Al Qaida esplose contro la chiglia del cacciatorpediniere Cole, uccidendo 17 marinai


Guarda anche:
Yemen, Londra annuncia task force anti-terrorismo con Usa
Ascolta il discorso di Obama
Gli Usa pensano a rappresaglia nello Yemen
Fallito attentato sul volo Amsterdam-Detroit
Obama: lotta al terrore. Ma negli Usa cresce la paura
La testimonianza del regista olandese, che ha bloccato il terrorista
Allarme terrorismo, Obama convoca i vertici della sicurezza  

Leggi tutto