Iran, arresti e repressione ma la protesta non si ferma

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Resta alta la tensione in Iran dove continua la repressione del regime. Centinaia di arresti, tra cui la sorella del premio nobel Shirin Ebadi, che a SKY TG24 dichiara: "In manette più di 1500 persone".

Una guerra di parole ha preso oggi in Iran il posto degli scontri di piazza che hanno provocato almeno otto morti e decine di feriti. Mentre continua il giro di vite del regime, con gli arresti di una ventina di attivisti e giornalisti dell'area riformista, oltre che della sorella della Premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. Il presidente Mahmud Ahmadinejad ha definito le manifestazioni del giorno dell'Ashura "una nauseante mascherata" orchestrata da "americani e sionisti". Ma il maggiore partito riformista ha denunciato gli "attacchi di forze militari contro gente indifesa".

E in serata dalla televisione di Stato un rappresentante della Guida Suprema ayatollah Ali Khamenei ha fatto partire la minaccia più dura, evocando la pena di morte per i leader dell'opposizione. "Coloro che stanno dietro all'attuale sedizione - ha detto l'ayatollah Abbas Vaez-Tabasi, che rappresenta Khamenei nella provincia di Khorosan (nord-est) - sono “molare” (nemici di dio) e la nostra legge islamica (Sharia) è molto chiara su come vanno puniti". In sintesi: pena di morte. E Secondo un giornale riformista, uno dei leader dell'opposizione ed ex presidente del Parlamento, Mehdi Karroubi, è stato posto agli arresti domiciliari.

 

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