L'Iran seguito dalla Rete

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Da Twitter a Facebook, ecco tutti i siti dove trovare informazioni per seguire quanto sta accadendo a Teheran. Per arginare la censura alla ricerca della verità sugli scontri, le proteste, gli arresti e le vittime

IRAN, L'ALBUM FOTOGRAFICO

Emanuela Di Pasqua


Sarà ricordata come un’Ashura di sangue quella del 2009. Il bersaglio non è più solo la legittimità del voto. In Iran stanno infatti accadendo fatti gravissimi, ma un bilancio preciso ancora non è possibile. Una quindicina i morti, tra i quali il nipote del leader dell’opposizione, Mir Hossein Mousavi. Molti gli arresti, tra cui, secondo il quotidiano Libération, quelli di tre dei principali consiglieri di Mousavi, ovvero Ali Reza Beheshti, Ghorban Behzadian-Nejad e Mohammad Bagherian; durante la notte è finito in prigione anche l’ex ministro degli esteri Ibrahim Yazdi, a capo del Movimento di liberazione dell’Iran.

Del resto si tratta di una cronaca annunciata, considerate le recenti parole dell’ayatollah Khamenei, che dichiarava di voler eliminare l’opposizione.

E come prevedibile, puntuale, arriva la censura. A Teheran sono state interrotte le comunicazioni con i telefoni cellulari e l’accesso a molti siti Internet è stato bloccato. Eppur in Rete qualcosa si muove. Anzi ben più di qualcosa. Gli utenti di Twitter si cimentano in spiegazioni su come arginare la censura, mentre in altri tweet dicono la loro verità sugli scontri sanguinosi. Tra le voci del microblogging, si è imposta quella di Oxfordgirl.

Anche Facebook pullula di sostenitori della democrazia in Iran: il principale gruppo di sostegno, Facebook for democracy, 100 Million Facebook members for Democracy in Iran vanta quasi 262mila iscritti. “People of Iran, you are not alone. Your voice is stronger and the world is on your side!” (Gente dell’Iran, non siete soli. La vostra voce è più forte e il mondo è dalla vostra parte!) è lo slogan del gruppo, mentre nascono discussioni come la recentissima “Where is the democracy in it?” o “Chinese people support Iranian Revolution!”.

Sempre sul social network si trova un interessante link a un report di qualche tempo fa sulle prigioni iraniane e varie segnalazioni di fonti del luogo, come il Tehran Bureau. Tra gli articoli che aiutano a contestualizzare la situazione iraniana, si segnala un pezzo di Sam Sedaei, anche su Twitter.

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