Iran, nuovi scontri a Teheran. Arrestati dissidenti politici

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La polizia ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere i sostenitori di Mousavi, di nuovo in piazza, e ha fatto irruzione negli uffici dell'ex presidente riformista Khatami. E sugli scontri di ieri la tv di Stato ha ammesso: almeno15 morti

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Dopo i violenti scontri di ieri, in cui sono morti almeno 15 manifestanti, l'opposizione è scesa di nuovo in piazza in Iran, sfidando il divieto imposto dal regime di Mahmoud Ahmadinejad.
Nella zona occidentale di Teheran - secondo quanto riferito da un sito dell'opposizione - la polizia è già intervenuta utilizzando gas lacrimogeni per disperdere i sostenitori di Mir Hossein Mousavi che si erano radunati davanti all'ospedale dove si trova la salma di suo nipote, ucciso negli scontri di ieri. Lo riferisce il sito riformista Norooz.

Sempre oggi, agenti degli apparati di sicurezza iraniani hanno fatto irruzione oggi nella Fondazione Baran, dell'ex presidente riformista Mohammad Khatami, dove hanno arrestato due suoi collaboratori, tra cui un ex ministro, e sequestrato numerosi documenti. Lo rende noto Parlemanews, il sito dei deputati riformisti. 

Secondo il sito Parlemannews, sono stati arrestati l'ex ministro Morteza Haji e (Hasan) Rasooli, rispettivamente segretario e vice della fondazione Baran, l'organizzazione non governativa che fa capo a Khatami.
Fermati nelle ultime ore anche il più stretto collaboratore di Mousavi, Alireza Beheshti, insieme a (Ghorban) Behzadian-Nejad e (Mohammad) Bagherian, anch'essi vicini al leader dell'onda verde'.

All'alba, secondo il sito dell'opposizione Rah-e-Sabz, erano stati fermati Ebrahim Yazdi, che era stato vice-premier e ministro degli Esteri nel primo governo dopo la rivoluzione del 1979 e un difensore dei diritti civili, Emad Baghi.

L'Iran ha vissuto ieri la giornata più sanguinosa dopo le manifestazioni anti-governative dell'estate scorsa. Decine di migliaia di oppositori si sono scontrati con le forze di sicurezza a Teheran e in altre città. Almeno 15 le vittime, come ha ammesso la stessa tv di stato che ha parlato di "terroristi" e "controrivoluzionari".

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