Paura per i due italiani rapiti in Mauritania

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Sergio Cicala e la moglie, originaria del Burkina Faso, probabilmente sono stati trasferiti in Mali. La Farnesina avvia i contatti. Si segue la pista di Al Qaeda. L'appello lanciato a Frattini dalla figlia dell'uomo sequestrato: "Ditemi come stanno"

Una coppia di italiani è stata sequestrata in Mauritania. L'agguato nella notte. Un gruppo di uomini armati ha bloccato il minibus dei due italiani sulla strada che collega la città di Kobeny (a circa 1.000 chilometri a sud-est dalla capitale Nuakchot) con il vicino Mali. Il pullmino su cui viaggiavano è stato recuperato dalla polizia locale a una ventina di chilometri dal confine con il Mali: aveva i pneumatici forati e segni di colpi d'arma da fuoco sulla carrozzeria. La Farnesina ha attivato tutti i canali "politici e diplomatici". Ma  "in considerazione della delicatezza della questione", ha chiesto, in una nota, il «massimo riserbo mediatico per assicurare l’incolumità dei rapiti e favorire l’esito positivo della vicenda".

Al ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, Alexia, la figlia trentenne di Cicala, aveva rivolto un appello: "Le chiedo di avviare urgentemente i contatti con i sequestratori in modo che possa conoscere le condizioni di salute di mio padre e di sua moglie. Non so più nulla di loro da mercoledì, quando erano ancora in Marocco. Stavano raggiungendo il Burkina Faso per incontrare il figlio della moglie di mio padre, un ragazzino di 12 anni".

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