Come è difficile difendere un leader politico

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Gesti improvvisi che hanno colto nel segno o veri attentati. Da Kennedy al lancio di scarpe contro Bush, fino a Berlusconi. Quando la sicurezza non riesce ad evitare i rischi della sovraesposizione mediatica e del contatto con le persone

Il consenso, la folla e la violenza. Tre elementi che legano le vicende di leader di diversi paesi e provenienze politiche. Gesti compiuti quasi sempre in mezzo a migliaia di persone. John Fitzgerald Kennedy venne colpito mentre si trovava a bordo della limousine presidenziale il 22 novembre 1963 a Dallas. Gesti improvvisi, spesso assolutamente imprevedibili, come nel caso del lancio di una scarpa contro George W. Bush da parte di un giornalista iracheno. Gli Attentatori scelgono di colpire il leader nel massimo della sua esposizione mediatica, perchè è lì che si può nascondere la falla del sistema di protezione. Impossibile calcolare ogni rischio in spazi e numeri troppo dilatati. Come nel caso di Benazir Bhutto, colpita il 12 dicembre 2007 durante un comizio pre-elettorale affollatissimo, a pochi giorni da un voto storico per il Pakistan. La folla, e persino il consenso dei sostenitori possono rivelarsi un cocktail micidiale. Più è potente l'uomo, più rischia di essere vulnerabile: ma per un vero politico, è impossibile evitare il contatto con la "sua" gente: e questo è quello che ha pensato Barack Obama, quando, il giorno del giuramento presidenziale, a dispetto dei timori dell'opinione pubblica, ha scelto di percorrere a piedi, acclamato da due milioni di persone, un lungo tratto di strada prima di risalire sull'auto blindata, insieme alla moglie Michelle.

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