Francia, la sfida dei migranti: provate a stare senza di noi

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L'idea lanciata su Facebook: il 1 marzo 2010 nessuno si presenti al lavoro. Come dire: vediamo come ve la cavate senza infermieri, bidelli, taxisti, operai, spazzini... Il precedente del maggio 2006 negli Usa. E se succedesse in Italia?

di Luca Di Garbo

“Uno è ok. Il problema è quando sono tanti”. Parola di Brice Hortefeux, ministro dell’interno francese che lo scorso 10 settembre si mette in posa per una foto con uno studente di origine araba. E commenta la situazione con una "battuta". Un video pubblicato da Le Monde testimonia la scena e solleva polemiche.

E’ stata questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Nadia Lamarkbi, giornalista, ha lanciato un’idea su Internet: “un giorno senza immigrati: 24 ore senza di noi”. Quello che sembrava uno sfogo provocatorio è diventata un’iniziativa concreta: “un’azione indipendente da ogni gruppo politico, sindacale, associazione, religione” come si evince dall’articolo 1 del manifesto. E così il prossimo 1° marzo sarà sciopero dei lavoratori e dei consumatori. Come dire alla Francia: provateci a stare, un giorno senza di noi. Senza infermieri, bidelli, taxisti, operai, spazzini, baby sitter o lavapiatti. Anche se al di là dei numeri effettivi rimarrà certo il grosso impatto simbolico della protesta.

Si stanno organizzando sulla rete con un blog dedicato, diversi gruppi territoriali su Facebook, un forum. Confidano in un effetto valanga. Yassine scrive su Facebook: “La Francia non ha mai mancato un’occasione con la storia, la Francia non è un Sarkoland, saremo in tanti”.  Mimoun: “E’ l’unica lezione che gli immigrati possono dare a questa società che non riconosce la loro utilità”. Soraya: “Non dimentichiamo che i lavoratori sans-papier hanno diritto ai lavori più ingrati, tutti i segmenti della popolazione devono essere mobilitati, a partire dai più bisognosi”.

Una giornata che ricorrerà a tre anni esatti dall’entrata in vigore in Francia del “Codice di ingresso e soggiorno degli stranieri”, una legge che è stata aspramente contestata per rappresentare “una visione utilitaristica dell’immigrazione oltreché selettiva in base a criteri economici”. Una giornata che ha anche un precedente storico negli Stati Uniti: il 1° maggio del 2006. Centinaia di migliaia di persone di origine ispanica boicottarono tutte le loro attività: dal lavoro, alla scuola, ai consumi. In 600mila scesero allora in piazza a Los Angeles, 300mila a Chicago, manifestazioni dalla California a New York al grido di “se ci fermiamo noi, si fermano gli Stati Uniti”.

E se avvenisse una cosa simile anche in Italia? Proviamo a immaginare. Se un giorno tutti gli immigrati - regolari e non - decidessero di scioperare, quante imprese rimarrebbero a corto di manodopera? Quanti negozi chiusi, quanti anziani o bimbi senza assistenza? "Uno è ok. Il problema è quando sono tanti”. Appunto.


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