Le promesse tech mantenute da Obama

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Annunciato come il Presidente più tecnologico della storia, Barack Obama ha finora mantenuto le promesse della campagna presidenziale: cloud computing, open source e trasparenza

di Gabriele De Palma

Si era presentato come il candidato high-tech usando per la campagna presidenziale tutti gli strumenti del web 2.0. Assiduo utilizzatore di tecnologia – a partire dall’inseparabile Blackberry – Barack Obama aveva nel programma elettorale un preciso piano tecnologico per innovare il Paese ed è stato sostenuto dalle aziende più innovative della Silicon Valley , su tutte quel Google che domina il mercato. Dopo nemmeno un anno dall’inizio del suo mandato presidenziale Obama sta mantenendo le promesse di cui era incarnazione?

Sì, promesse mantenute. E la svolta si è avuta subito, a cominciare dai piccoli dettagli. Ad esempio la prima foto ufficiale alla scrivania della stanza ovale, che per la prima volta nella storia è stata realizzata con una macchina fotografica digitale e distribuita con una licenza creative commons. Non male soprattutto la decisione di usare la licenza a copyright modulabile inventata da Lawrence Lessig. Poi la strategia di rinnovamento tecnologico ha visto come protagonista uno dei suoi collaboratori più affini per cultura e sensibilità, quel Vivek Kundra nominato Chief information officer (nuova figura mutuata dal mondo dell’industria in epoca di information society che però non era ancora “passata” alla pubblica amministrazione). Kundra nei primi mesi ha già messo mano in modo consistente nell’organizzazione It del governo federale: Data.gov, Apps.gov e WhiteHouse.gov i vertici dei risultati raggiunti. Il primo è un sito in cui vengono pubblicati tutti i documenti pubblici governativi, un oceano di conoscenza che finora era teoricamente patrimonio comune ma di fatto segregato negli archivi federali. Apps.gov è invece una vetrina online attraverso cui gli uffici della Pubblica amministrazione Usa possono acquistare software e spazio d’archivio certificati dal governo.
Tutti i servizi presenti sul sito sono basati sulla piattaforma cloud computing, che mette in Rete, anziché mantenere sui server residenti entro le mura degli uffici, gli applicativi e le risorse di storage, con un enorme risparmio di soldi e tanta flessibilità in più. In Italia nessuno ci ha nemmeno pensato, a Washington è realtà da più di un mese. Il sito della Casa Bianca è stato cronologicamente l’ultimo risultato. Di grande significato però: il software per la gestione dei contenuti del sito è stato cambiato, ora viene utilizzato Drupal , rigorosamente open source, mandando in soffitta la storica alleanza tra pubblica amministrazione e i fornitori tradizionali. A Washington qualcosa è definitivamente cambiato.

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