Iran, l'esilio forzato degli artisti

Cartellone di protesta dopo la pena di morte inflitta ad alcuni minorennic - Credits: Twitpic
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La giovane filmaker Narges Kalhor, figlia di un consigliere di Ahmadinejad, non può tornare in Iran a causa di un film che critica il regime. E sempre più artisti scelgono la strada dell'asilo politico

di Nicola Bruno

La più famosa è Marjane Satrapi. Con Persepolis ha fatto conoscere a tutto il mondo cosa vuol dire crescere in Iran al tempo del regime islamico. E lo ha fatto meglio di tanti reportage e saggi eruditi. Ma la Satrapi è solo la punta di una diaspora che dal 1979 ad oggi ha coinvolto tre milioni di cittadini iraniani. Tra cui ci sono anche molti artisti che hanno scelto la strada dell'asilo politico per continuare ad esprimersi liberamente.

L'ultima ad aggiungersi alla lista è Narges Kalhor. Venticinque anni, film-maker con l'"aggravante" di essere la figlia del principale consigliere culturale di Ahmadinejad. La scorsa settimana ha presentato al festival dei diritti umani tedesco il suo ultimo lavoro, "Darkhish" ("Il rastrello"). Girato in Turchia di nascosto dai familiari, il film racconta lo stato delle prigioni iraniane, dove la tortura è all'ordine del giorno. Soprattutto per i tanti dissidenti arrestati dopo le proteste dello scorso giugno, a cui ha preso parte anche Narges Kalhor, come spiega in questa intervista rilasciata alla regista Hana Makhmalbaf (sua coetanea e figlia di Mohsen, famoso regista di Kandahar, diventato di recente portavoce del leader Moussavi). il video in farsi, è stato anche tradotto, ed è presente anche su Youtube.

L'attivismo di Narges Kalhor è stato però pagato a caro prezzo: dopo la proiezione del film ha ricevuto diverse minacce e ha così deciso di chiedere asilio politico in Germania.

Si è trattata invece di una fuga del tutto volontaria, quella della band indie Hypernova. Nata a Teheran quando al potere c'era ancora Khatami (e il clima era molto più rilassato), i suoi esponenti si sono trasferiti in massa negli Stati Uniti, dove hanno subito trovato il successo. Eccoli in azione.



Gli esuli iraniani continuano ad essere un punto di riferimento per i tanti giovani rimasti in Iran a protestare. Offrono supporto tecnologico per aggirare la censura online imposta dal regime. Ma fanno anche da cassa di risonanza per far conoscere all'estero i mille volti di una nazione che non è solo Islam e repressione, ma anche all'avanguardia nel campo artistico. Come dimostra la mostra Iran Inside/Out organizzata di recente a New York con i lavori di decine di artisti iraniani residenti all'estero.

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