Afghanistan, attacco agli italiani: ferito un soldato

Una pattuglia italiana a Herat
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Il blitz contro i militari nell'area di Shindand. Nel corso di uno scontro a fuoco un paracadutista ha riportato lesioni "non gravi" ad un braccio

Una pattuglia di militari italiani è stata attaccata a colpi d'arma da fuoco questa mattina nell'area di Shindand, nella provincia di Herat. E' quanto si apprende da fonti parlamentari della maggioranza. Un soldato della pattuglia è stato ferito a un braccio: è probabile che il braccio sia fratturato. Le sue condizioni,  riferiscono fonti militari, non sarebbero gravi.

Immediate le reazioni alla Camera dei deputati. Il deputato del PD Gianclaudio Bressa ha dichiarato "Il presidente Fini chieda al  governo di venire in Parlamento per affrontare la discussione  sull'Afghanistan e sulla nostra presenza militare in quel  Paese. La nostra presenza lì è importante - ha spiegato Bressa -  ma il Parlamento deve esprimersi, perchè se no i nostri  militari rischiano di restare scoperti: la discussione deve  servire a fugare tutti i dubbi, anche per tutelare la sicurezza  dei nostri militari anche oggi sotto attacco".

Il vicepresidente Rocco Buttiglione ha espresso la  solidarietà dell'Assemblea al militare ferito stamani  auspicandone la "pronta guarigione".

Lo scontro a fuoco è avvenuto a Shindad, nella Regione Ovest (la stessa dove aveva perso la vita lo scorso luglio il paracadutista Alessandro Di Lisi), nel corso di una operazione per il controllo del territorio condotta congiuntamente da italiani e forze di sicurezza afghane. L'area di Shindand, è una di quelle segnate  in rosso sulle mappe del contingente italiano: i warning, cioè gli allarmi, che riguardano questa zona sono quotidiani. Attacchi a militari italiani nell'area di Shindand sono  frequenti: tra gli episodi trapelati due attentati con  autobomba, uno il 3 luglio scorso, con due feriti lievi, e un altro il 27 marzo, senza feriti; il 9 novembre dell'anno scorso, in un attentato suicida nella stessa zona, morirono due militari  spagnoli.

La minaccia maggiore, nell'ovest, continua però ad essere segnalata nella provincia di Farah (a sud di quella di Herat e a ridosso del distretto di Shindand), dove "due formazioni  ostili" di circa 120 elementi ciascuna intenderebbero  realizzare, "a breve", imboscate nei confronti dei convogli  dei militari Nato (e dunque soprattutto italiani) nei distretti di Bakwa e di Bala Baluk. La prima di queste formazioni avrebbe la sua base nel villaggio di Qal-e-Gah e starebbe organizzando  attacchi lungo la strada 515 che collega Farah a Delaram; la  seconda, localizzata nel centro di Kal Qal'eh, intenderebbe  colpire "obiettivi sensibili" con l'impiego di armamento  vario, anche contraereo, tra cui lanciarazzi e mine a pressione. 


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