Iran, una notte su Twitter ad ascoltare i dissidenti

Un sostenitore di Mousavi durante gli scontri seguiti alla rielezione di Ahmadinejad
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Sul canale #iranelection si rincorrono le voci, gli stati d'animo e anche le provocazioni. E si condivide l'angoscia di chi domanda: "C'è qualcuno che sa cosa sta accadendo vicino a Saiee Park? Mia figlia si trova lì vicino"

di Tiziana Prezzo

"Se visiti questo sito il tuo computer potrebbe subire danni!".Riguardo incredula la scritta che mi impedisce di accedere al sito di Moshen Makhmalbaf, il regista iraniano conosciuto soprattutto per il suo meraviglioso film Viaggio a Kandahar. Hanno censurato pure questo, penso (anche se poi il sito risulta comunque raggiungibile). D'altronde, si tratta di uno dei portavoce del principale oppositore del presidente Mahmud Ahmadinejad, l'ex premier moderato Mir Hossein Mousavi, il leader dell'"onda verde" che nelle ultime settimane ha scosso l'Iran forse più profondamente di quanto ci si potesse immaginare. Non solo. Makhmalbaf, insieme  alla scrittrice-fumettista Marjani Satrapi (autrice di Persepolis)  ha presentato a Bruxelles un documento che proverebbe la vittoria elettorale di Mousavi.

La notizia della censura del suo sito rimbalza come una scheggia impazzita su Twitter, un fiume in piena soprattutto di notte, quando con la complicità del buio, tra le piazze e le strade di Teheran, si ha la sensazione che possano succedere le cose più orribili. Youtube, i social network e Twitter in particolare sono un'autentica benedizione soprattutto ora che il regime iraniano ha provveduto ad espellere la stampa straniera e la mannaia della censura si è abbattuta sulla stampa locale. Se ne è accorta anche l'Amministrazione americana che ha chiesto a Twitter di svolgere le procedure di manutenzione intorno alle 3 del mattino in Iran, proprio per permettere agli iraniani di continuare a comunicare usando questo strumento.

Sulla rete è tutto un proliferare di consigli su come aggirare i blocchi, evitare che si rintraccino indirizzi Ip, modi per non far cadere le connessioni in Iran nonostante i tentativi di oscuramento del regime e gli estenuanti rallentamenti. Sul canale #iranelection di Twitter gli aggiornamenti si susseguono in maniera forsennata: così velocemente che è impossibile star dietro a ogni lancio.
Ed è impossibile rimanere indifferenti.
"Per favore, rispondete urgentemente - leggo - C'è qualcuno che sa cosa sta accadendo vicino a Saiee Park? Mia figlia si trova lì vicino". Difficile pensare che non si tratti effettivamente di una madre, anche se dietro ogni twit ci può essere chiunque. "Non usate AnonymousInIran, ruba il vostro indirizzo ip", mette infatti in guardia "Free Iran". “E' confermato – scrive un altro utente – l'esercito sta muovendo verso la Capitale contro i manifestanti”. La voce non trova riscontri nella realtà, ma la dice lunga sul clima di paura che si respira, sia che ci si trovi a fomentarlo o che lo si subisca.

“Fino a oggi non avevo creduto alle voci che Hezbollah e Hamas stessero aiutanto i Basij (la milizia islamica iraniana, ndr), ma oggi li ho visti con i miei occhi”, scrive “Change for Iran”. Già dalle prime notti di scontri, infatti, era circolata la voce che tra coloro che giravano in moto, coperti da caschi e vestiti di nero,  manganellando qualunque manifestante si trovasse sulla propria strada, ci fossero anche persone che parlavano in farsi con accento arabo. Verità o leggenda, questo è solo uno degli aspetti davanti ai quali la possibilità di verifica della cronaca si ferma.

Ma certo a nessuno sfugge che qualcosa di nuovo, di radicalmente diverso sta accadendo. La sensazione che si ricava a vedere queste manifestazioni quotidiane di milioni di persone è non solo quella di una società profondamente divisa – dove, non va dimenticato, Ahmadinejad può contare su un sostegno popolare ancora molto forte e diffuso specie tra le forze di sicurezza e i ceti meno abbienti – ma della nascita di un movimento riformista che ha ormai superato anche il candidato che lo rappresenta. Anche nell'assurda ipotesi che il riconteggio dei voti (una farsa) desse la vittoria a Mousavi o rimandasse tutto a un ballottaggio, l'onda verde si arresterebbe? O è invece vero che  solo lo spettro di qualcosa di simile a Tienamen potrebbe ormai frenare questo impressionante fenomeno di massa?

Il potere degli Ayatollah sta mostrando forse per la prima volta una sua fragilità interna, dovuta a divisioni, faziosità  e lotte per il potere (significativa a questo proposito la velocità con la quale la Guida Suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei, si è affrettato a definire “benedetta” la vittoria di Ahmadinejad senza rispettare la tempistica tradizionale...).  Chi allora  potrebbe trarre davvero vantaggio da questa  situazione?  Un azzardo fare previsioni. Scrive la studiosa e giornalista Farian Sabahi nel suo Storia dell'Iran (ed. Bruno Mondadori): “Come dimostrano gli eventi degli ultimi anni, Ahmadinejad, che ha fatto la sua carriera nei Pasdaran, si è rifiutato di essere una semplice pedina  del leader supremo,  cui ha sottratto l'attenzione dei mezzi di comunicazione”. Intanto, oggi, è giorno di lutto: una manifestazione organizzata da Mousavi per ricordare le vittime degli ultimi giorni sfilerà per le vie della Capitale.

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