Corte dei Conti: migliora l'economia ma famiglie in difficoltà

Il presidente del consiglio Paolo Gentiloni interviene all'inaugurazione dell'Anno Giudiziario della Corte dei Conti
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Il presidente del Consiglio Gentiloni ha partecipato all’inaugurazione dell'anno giudiziario dell’organo costituzionale: “Situazione economica incoraggiante ma non bisogna rallentare sulle riforme”. Il presidente Buscema: “No alla crescita del debito pubblico”

La "congiuntura" favorevole dell'economia non deve essere un motivo valido per "rallentare il percorso sulle riforme, la serietà sui conti pubblici e allentare la presa sul debito pubblico". Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è intervenuto così, invitando alla prudenza, all'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei Conti, che il premier ha definito “garante del principio costituzionale del buon andamento e della corretta ed efficiente gestione dello Stato”. Anche secondo il presidente dell’organo dello Stato, Angelo Buscema, “il miglioramento dei risultati economici e dei conti pubblici conseguito dall'Italia negli ultimi anni non consente di abbassare la guardia”.

“Effetti sociali della crisi ancora presenti”

Se, spiega Gentiloni, “all’incoraggiante situazione della crescita corrisponde un andamento positivo dell'avanzo primario: è dell'1,7% nel 2017 e potrebbe ulteriormente migliorare superando il 2% nel 2018”, è anche vero che “gli effetti sociali della lunga crisi economica, anche sulla Pubblica Amministrazione e sulla sua efficienza, non sono cancellati: le cicatrici della crisi rimangono e ci vorrà tempo per rimarginarle".

“Corte dei Conti può rafforzare fiducia dei cittadini”

Secondo il presidente del Consiglio, la Corte dei Conti “può rafforzare la fiducia dei cittadini per le istituzioni” e “governo e istituzioni ne sostengono il ruolo e le attività. L'avvenire dell'Italia dipende anche dal senso del dovere e dallo spirito di leale collaborazione”. Il premier ha, infine, sottolineato la necessità del rafforzamento del "ruolo di supporto tecnico allo Stato", allo scopo di una "valutazione autonoma ed indipendente".

Buscema: “No a crescita del debito pubblico”

Buscema invita a stare ancora all’erta perché “l’uscita dalla recessione e la ripresa non pongono infatti ancora termine alle difficoltà quotidiane di tante famiglie". Inoltre, spiega il presidente della Corte dei Conti, non è "più praticabile il percorso che, per assicurare i necessari livelli di servizi alla collettività, faccia ricorso ad una ulteriore crescita del debito pubblico", che è "una via preclusa non tanto dagli obblighi che ci provengono dall'esterno, dagli accordi europei, quanto piuttosto dal rispetto di un maggior equilibrio intergenerazionale nella ripartizione degli oneri".

Meno investimenti pubblici

I conti pubblici italiani, secondo Buscema, hanno intrapreso la via del riequilibrio, ma il prezzo è stato il congelamento dei salari della pubblica amministrazione e una riduzione preoccupante degli investimenti pubblici. "Da tempo la Corte dei Conti segnala una progressiva inversione di tendenza nel processo di riequilibrio dei conti pubblici, in termini di riduzione della spesa pubblica e dei tassi di interesse - ha spiegato - Non va, tuttavia, sottaciuto come ciò sia avvenuto anche per effetto del congelamento della dinamica dei redditi del pubblico impiego e con una compressione della spesa per investimenti talmente forte da creare preoccupazione per lo stesso mantenimento del capitale fisso a disposizione del sistema".

La lotta alla corruzione

Il presidente della Corte dei Conti ha parlato anche di corruzione, favorita dall’attenuazione delle regole e le logiche di emergenza che ispirano grandi opere e grandi eventi: "L'azione di contrasto svolta dalla Corte a tutela della legalità è vieppiù necessaria specie in considerazione dell'attenuazione delle rigide regole della contabilità pubblica negli attuali assetti organizzativi dell'amministrazione, caratterizzati non solo dalla esternalizzazione di funzioni pubbliche e dalla costituzione di società partecipate, ma anche dal frequente ricorso a logiche di emergenza che, per le grandi opere dei grandi eventi, postulano la deroga alle procedure ordinarie di spesa".

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