McDonald's, il rilancio del colosso passa dalle consegne a domicilio

I panini di McDonald's (Getty Images)
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Dopo aver perso 500mila clienti nel giro di pochi anni, il ceo dell'azienda Steve Easterbrook ha presentato il nuovo piano di crescita a lungo termine che prevede ulteriori servizi per i consumatori

Una volta era la famiglia felice che mangiava riunita intorno al tavolo. Domani l'immagine del nuovo McDonald's potrebbe puntare sulla semplicità di ottenere i suoi hamburger direttamente a domicilio. Questa, quantomeno, è una delle tante idee del nuovo piano di crescita a lungo termine presentate da Steve Easterbrook, ceo del colosso di Oak Brook, Illinois.

 

Il cambio di passo – Sembra che a pesare sulle scelte del consiglio di amministrazione dell'azienda ci sia stata una flessione nelle vendite che negli ultimi anni avrebbe fatto perdere circa 500mila clienti. Da qui il cambio di strategia basato su quattro pilastri: l'innovazione del menu, la ristrutturazione dei punti vendita, l'ordinazione digitale e, appunto, il servizio di consegna. Si punta a far crescere le vendite globali nel lungo periodo dal 3 al 5% a partire dal 2019. Secondo Lucy Brady, vicepresidente dell'azienda, “La consegna da parte dei ristoranti rappresenta una fetta di mercato da 100 miliardi di dollari ed è letteralmente esplosa negli ultimi anni”. Secondo la dirigente ci sono grandi opportunità che il colosso fondato il 15 aprile 1955 da Ray Kroc, non avrebbe ancora sfruttato appieno. La più grande catena di ristoranti al mondo starebbe infatti affrontando un calo di popolarità dopo il grande boom provocato dal lancio dell'all-day breakfast nel 2015.

 

Il futuro delle vendite – Il momento di impasse sembra dunque aver convinto i vertici dell'azienda a cercare nuove iniziative per risollevare il fatturato. La semplificazione digitale insieme ai nuovi prodotti e a un accesso immediato alle ordinazioni potrebbero far presa sui clienti e far riguadagnare fette di mercato. Ma il pilastro da cui ci si attende i migliori risultati è proprio il delivery service, già attivo in molti ristoranti dell'Asia e del Medioriente e che nel 2015 ha generato da solo quasi un miliardo di vendite. La scommessa è quella di allargare l'operatività agli altri 20mila punti vendita sparsi per il mondo e di integrarli con servizi di ordinazione e pagamento tramite smartphone e nuovi touchscreen all'interno dei negozi della catena. Easterbrook ha comunicato che l'azienda sta già lavorando a fasi di test con partner commerciali del calibro di Postmates, Uber, UberEats e Foodpanda.

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