Fmi taglia stime di crescita per l'Italia dopo Brexit

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L'esito del referendum britannico pesa sulla ripresa insieme al nodo banche. Renzi: "Non siamo più il malato d'Europa"

La ripresa italiana continua, ma più lenta delle attese. L'esito del referendum sulla Brexit rallenta la crescita, con il pil che quest'anno aumenterà sotto l'1% e nel 2017 dell'1%. Il Fondo monetario internazionale rivede al ribasso le stime per l'Italia, alla quale chiede di agire sul fronte delle banche che con i loro 360 miliardi di euro di crediti deteriorati nei bilanci frenano gli investimenti e la crescita. Sul tema interviene ai microfoni di Rtl il premier Renzi che dice: "In Europa ci vuole buon senso, le banche devono tornare a fare credito". E assicura: "L'Italia non è più il malato d'Europa".

 

 

Il nodo banche, Fmi apre a intervento pubblico - Secondo Rishi Goyal, il capo della missione per l'Italia del Fmi, per risolvere il nodo banche un intervento pubblico "è una delle opzioni in base alle norme esistenti". "Stiamo parlando - sottolinea - di un sostegno governativo in caso" di emergenza, "se si materializzassero eventi" in grado di mettere la stabilità finanziaria a rischio. "Siamo in regolare contatto con le autorità italiane, che sono consapevoli del problema e che lo seguono continua l’esponente del Fmi. E' nel "giudizio delle autorità" nell'ambito del contesto di norme esistenti decidere come muoversi.

 

"Italia impegnata in riforme"- Il Fondo riconosce gli sforzi e l'impegno del governo a intervenire sulle banche e sulle riforme con una "strategia" su più fronti per "aumentare il potenziale di crescita e sostenere la ripresa". E auspica che gli sforzi continuino. "Le autorità sono impegnate su una serie di importanti riforme, incluse quelle istituzionali, della pubblica amministrazione, di bilancio, del mercato del lavoro e del settore bancario" afferma il Fmi, descrivendo la ripresa italiana come modesta e fragile, sulla quale pesano rischi al ribasso, fra i quali la volatilità dei mercati finanziari, la crisi dei rifugiati e i venti contrari dal rallentamento degli scambi commerciali globali.

 

Cala la disoccupazione, resta alto il debito - L'Italia è anche alle prese con un tasso di disoccupazione alto ma in calo graduale, dall'11,9% del 2015 passerà all'11,4% nel 2016 e al 10,9% nel 2017, e con un debito elevato che è fonte di debolezza.

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