Le mani del clan sui lavori dell'Expo, "un fiume di contanti in nero"

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L'indagine della Dda milanese ha portato a 11 arresti. Commissariata Nolostand, controllata da Fiera

Un "camion" che trasporta contanti, per una cifra che sfiora i 414 mila euro, bloccato a Napoli dalla Gdf prima che dalla Lombardia riuscisse a raggiungere la Sicilia. E' questa la rappresentazione più concreta di quei "fondi neri" creati con "gli affari al Nord", e in particolare con un articolato meccanismo basato, secondo l’accusa, su 'fatture gonfiate' da Giuseppe Nastasi, imprenditore in contatto "con esponenti mafiosi", e poi portati al Sud. Con l'obiettivo, come emerge dall'inchiesta della Dda di Milano che ha smantellato un'associazione per delinquere che era riuscita ad infiltrarsi anche in alcuni lavori per la costruzione dei capannoni dell'Expo 2015, di consegnare anche "parte del denaro" a uomini di Cosa Nostra e, più precisamente, alla cosca di Pietraperzia, in provincia di Enna.

 

 

 

L’indagine – L’indagine coordinata dai pm Paolo Storari e Sara Ombra ha portato in carcere 7 persone e 4 ai domiciliari. Le accuse, diverse da indagato a indagato, sono associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, appropriazione indebita, riciclaggio, anche con l'aggravante di aver agevolato la mafia.

 

Nascondere un “fiume di contanti” - Nelle carte, oltre alla ricostruzione del "sistema" che avrebbe permesso a Nastasi, amministratore di fatto del consorzio Dominus e di una rete di "società cartiere", di creare provviste illecite (il "nero") principalmente con sovrafatturazioni, vengono descritte anche le fasi della "pulitura del denaro", attraverso ad esempio l'acquisto di immobili, e poi salta all'occhio l'attenzione costante degli arrestati ai modi di trasportare e soprattutto nascondere quel "fiume di contanti", come l'ha definito il procuratore aggiunto Ilda Boccassini.

 

L’intercettazione  - E così, in un'intercettazione del 4 giugno 2015 Nastasi, al telefono col suo socio Liborio Pace (anche lui arrestato), parla della possibilità di "murare" i soldi nel sottoscala della sua abitazione:

 

"Li metto sotto vuoto - dice - poi ci metto le spezie (...) poi ci metto il contenitore ... quello chiuso ermetico".

 

Anche in altre intercettazioni, riportate nell'ordinanza firmata dal gip Maria Cristina Mannocci, i due discutono "della possibilità di incamerare nelle casse del Consorzio ingenti quantità di denaro anche frutto di 'evasione', vista la prossima realizzazione di numerosi lavori per il polo fieristico milanese". Oltre che del solito "problema di dove occultare questo contante 'nero'". Così spunta anche in alcune telefonate del maggio 2015 il riferimento a un "doppio fondo" nel camion che dovrà viaggiare verso la Sicilia.

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