Ecco cosa prevede il decreto “salvabanche”

1' di lettura

Lo scorso 22 novembre il Cdm ha dato il via libera al salvataggio di quattro istituti di credito il cui destino era in bilico da mesi: CariFerrara, Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti. Salvi depositi, conti correnti e obbligazioni ordinarie, pagano azionisti e titolari di obbligazioni subordinate. LA SCHEDA

Lo scorso 22 novembre il Consiglio dei Ministri ha approvato il cosiddetto decreto “salva-banche”, dando il via libera al salvataggio di quattro istituti di credito commissariati il cui destino era in bilico da mesi: CariFerrara, Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti. Con il decreto del governo queste banche potranno continuare a operare grazie a 3,6 miliardi di euro interamente a carico del sistema bancario, verranno quindi liberate dai crediti in sofferenza, aggiungeranno il prefisso “nuovo” al proprio nome e verranno traghettate verso la cessione nel minor tempo possibile “al fine di massimizzare il prezzo di vendita”.

Ecco, in punti, cosa prevede il decreto “salva-banche”, sul quale nelle ultime settimane si sono scatenate le proteste dei risparmiatori e si è accesso uno scontro tra Bankitalia e Bruxelles.

Depositi e c/c “salvi”, pagano azionisti e investitori - Depositi, conti correnti e obbligazioni ordinarie sono tutelati da questo decreto. Le perdite sono state assorbite in prima battuta dagli strumenti di investimento più rischiosi: le azioni e le "obbligazioni subordinate". E’ proprio su questo punto, quello delle “obbligazioni subordinate” (titoli caratterizzati da un maggior rendimento ma con un rischio superiore rispetto alle obbligazioni ordinarie), che si sono accesi i riflettori. Sono circa 130mila i piccoli risparmiatori che hanno perso i propri soldi investiti in questo tipo di prodotto.

Un’unica “bad bank” - La parte “buona” degli istituti, sgravata dalle sofferenze che confluiscono in una unica bad bank, rinasce con il titolo “nuovo” davanti alla denominazione: “Nuova Banca Marche”, “Nuova Banca Etruria” e così via, mentre le quattro banche originarie sono liquidate con procedura coatta. La bad bank si accolla i crediti deteriorati per 8,5 miliardi che vengono massicciamente svalutati a 1,5 con l'obiettivo di cederli rapidamente sul mercato.

Nicastro presidente - L'ex direttore generale di Unicredit, Roberto Nicastro, sarà il presidente di tutte e quattro le banche nuove. Sarà affiancato da consigli di amministrazione “snelli”, dove siederà anche la ex responsabile di S&P Italia, Maria Pierdicchi.

Banche all’asta - Non solo le sofferenze. L'accordo con la Ue prevede una vendita al più presto delle quattro banche “ripulite” con l'obiettivo di massimizzare il profitto.

Esborso di 3,6 miliardi di euro - L'obiettivo della cessione è recuperare parte dell''impegno finanziario immediato del Fondo di Risoluzione che, complessivamente per le quattro banche, è così suddiviso: circa 1,7 miliardi a copertura delle perdite delle banche originarie (recuperabili forse in piccola parte); circa 1,8 miliardi per ricapitalizzare le banche buone (recuperabili con la vendita delle stesse). Circa 140 milioni andranno a dotare la banca cattiva del capitale minimo necessario a operare.

Tre “big” anticipano la liquidità - La liquidità necessaria al Fondo di Risoluzione per iniziare immediatamente a operare è stata anticipata da tre grandi banche (Banca Intesa Sanpaolo, Unicredit e UBI Banca), a tassi di mercato e con scadenza massima di 18 mesi.

Leggi tutto