Usa, la Federal Reserve lascia invariati i tassi d'interesse

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Rimandata l'annunciata stretta monetaria. Il costo del denaro rimane ai minimi storici, fermo dal 2008. A pesare sono i timori per l'economia globale e l'inflazione che resta bassa, al di sotto del target del 2% della banca centrale

Alla fine ha vinto la cautela. Di fronte alle turbolenze che hanno investito le borse cinesi, la Federal Reserve ha deciso di rimandare (probabilmente a ottobre) l'annunciata stretta monetaria e di lasciare i tassi invariati a quel minimo storico tra lo zero e lo 0,25% al quale sono inchiodati ormai dal dicembre 2008 (qui il comunicato). Se la ripresa degli Stati Uniti appare ormai abbastanza solida da reggere un aumento del costo del denaro, salvo un'inflazione ancora ben lontana dall'obiettivo del 2%, a spingere la Fed ad andare con i piedi di piombo è stata la recente fase di volatilità attraversata dai mercati finanziari, in particolare quelli dei paesi emergenti, i più soggetti al rischio di fuga di capitali una volta normalizzata la politica monetaria statunitense. In conferenza stampa Janet Yellen, numero uno dell'istituto di Washington, è stata piuttosto esplicita in merito: "La ripresa ha progredito a sufficienza, ci sono ragioni per alzare i tassi ora e ne abbiamo discusso ma alla luce delle incertezze estere e dell'inflazione più bassa, abbiamo deciso di aspettare".



Yellen, non abbiamo alzato tassi per incertezze estere -  "La preoccupazione per la Cina e i mercati emergenti ha portato volatilità sui mercati e, date le significative interconnessioni tra gli Usa e il resto del mondo, la situazione va osservata con attenzione", ha proseguito il presidente della Fed, che ha ribadito come "il primo rialzo dei tassi sarà opportuno una volta che avremo visto ulteriori miglioramenti sul mercato del lavoro e l'inflazione sarà tornata a crescere". Questo punto, sottolineato anche nel comunicato finale del Fomc, non contraddice la connessione tra la crisi cinese e la cautela di Washington. Se l'inflazione resta al palo dopo anni di tassi a livello zero e le esportazioni mostrano qualche segno di fiacchezza dipende infatti in larga parte da fattori esogeni, quali il crollo del prezzo del petrolio e il rafforzamento del dollaro sul mercato dei cambi, fattori che, ha assicurato Yellen, restano comunque "transitori".

 

Possibilità di ritocco a ottobre - Lo scenario che sembra profilarsi è quello evocato nei mesi scorsi da molti osservatori: una stretta monetaria 'dolce' con un primo rialzo entro la fine dell'anno destinato a non essere seguito da un secondo per parecchi mesi. Anche in questo caso Yellen ha parlato chiaro: dopo il primo rialzo dei tassi di interesse, la politica monetaria della Federal Reserve "resterà molto accomodante per un po' di tempo". E "rimane una possibilità" che il primo ritocco avvenga in occasione del direttivo di ottobre. La maggior parte dei dieci membri del Fomc, assicura Yellen, resta comunque orientata a un aumento dei 'Fed Funds' "entro la fine dell'anno". I mercati, intanto, non sembrano aver capito bene come interpretare la decisione. Wall Street sta mantenendo un andamento assai altalenante, toccando rialzi vicini all'1,5% per poi azzerarli alcuni minuti dopo. In forte calo, come prevedibile, il biglietto verde, sceso sotto quota 120 yen, mentre l'euro è schizzato sopra 1,14 dollari.  

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