Istat: a luglio la disoccupazione scende al 12%. Rivisto al rialzo il Pil: +0,3%

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Lavoro: dopo la crescita degli ultimi due mesi, a luglio il tasso cala di 0,5 punti percentuali sul mese precedente e di 0,9 punti nei dodici mesi. Buone notizie anche dall’economia: in base alle stime il Prodotto interno lordo crescerà dello 0,7% su base annua (rispetto allo 0,5% previsto in precedenza). Renzi: "Le riforme servono". Padoan: "Giusta direzione". Squinzi: "Non basta e non è merito nostro"

Buone notizie per l'economia italiana. L'Istat rivede al rialzo la crescita del Pil nel secondo trimestre 2015, portandola a +0,3% (da +0,2%) rispetto al primo trimestre e a +0,7% su base annua (da +0,5%), l'aumento tendenziale più alto da quattro anni (secondo trimestre 2011). Sul fronte del mercato del lavoro, invece, dopo la crescita degli ultimi due mesi, a luglio il tasso di disoccupazione cala di 0,5 punti percentuali sul mese precedente e di 0,9 punti nei dodici mesi, arrivando al 12%. Il ribasso arriva quindi dopo due aumenti e porta il tasso ai minimi da due anni esatti (era al 12% nel luglio 2013). A rivelarlo è l’Istat nelle stime diffuse nella giornata di martedì 1° settembre. Positivi i commenti del premier Renzi e del ministro Padoan: "La direzione - dicono - è quella giusta", "le riforme servono".
Per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, invece, "la crescita del Pil dello 0,3% non basta, anche perché non è merito nostro ma è dovuta solo al dimezzamento del prezzo del petrolio a rafforzamento del dollaro e al Qe". E aggiunge: "Noi non abbiamo fatto le pulizie interne, bisogna fare le riforme, solo in questo modo possiamo far ripartire il Paese". Sia le parole di Squinzi che quelle di Renzi vengono però interpretate dalla Camusso come pura propaganda, di fronte a dati che comunque, secondo il leader della Cgil, vanno valutati con attenzione.




Cresce stima occupati - Cresce a luglio la stima degli occupati: secondo l'Istat l'aumento è dello 0,2%, pari a +44mila, dopo il calo di maggio (-0,2%) e la lieve crescita di giugno (+0,1%). Il tasso di occupazione aumenta nel mese di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,3%. Nell'anno l'occupazione cresce dell'1,1% (+235 mila persone occupate) e il tasso di occupazione di 0,7 punti.  

Tasso disoccupazione giovanile al 40,5% - Il calo della disoccupazione a luglio scorso riguarda anche i giovani 15-24enni. La stima del numero di giovani disoccupati diminuisce rispetto al mese precedente (-51 mila, pari a -7,6%). L'incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 10,4% (cioè poco più di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza - rileva l'Istat – diminuisce nell'ultimo mese di 0,9 punti percentuali.
Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati) è pari al 40,5%, in calo di 2,5 punti percentuali rispetto al mese precedente. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi.

Aumenta stima inattivi - Dopo la lieve crescita di maggio (+0,1%) e il calo di giugno (-0,3%), la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta invece nell'ultimo mese dello 0,7% (+99 mila persone inattive, prevalentemente donne). Il tasso di inattività è pari al 35,9%, in aumento di 0,3 punti percentuali. Su base annua l'inattività è in calo dello 0,6% (-87 mila persone inattive) e il tasso di inattività di 0,1 punti.

Renzi: "Le riforme servono"




Commenti positivi anche dal ministro dell'Economia Padoan.



Polemica con Camusso - In serata Renzi replica alle critiche di Susanna Camusso, affermando che "Se fossi il segretario di un sindacato sarei contento, perche' con il Jobs act ci sono più lavori stabili, il 36% in più. Io ho 40 anni e ho visto la mia generazione combattere contro il precariato, essere in qualche modo circondata da un sistema che doveva dare flessibilità e, invece, dava precariato. Con il Jobs act uno ha, finalmente, delle tutele in più

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