Grecia, Varoufakis: "Se vince il Sì, mi dimetto"

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Il ministro delle Finanze: Atene non firmerà nessun accordo "senza la ristrutturazione del debito". Fmi: "Al paese ellenico serviranno 50 miliardi fino al 2018". Standard & Poor's avverte: "Grexit avrebbe conseguenze severe"

Il secondo programma di aiuti è scaduto e il negoziato tra Grecia e creditori, su una possibile nuova soluzione, si è congelato. L'Eurogruppo segue la linea indicata da Angela Merkel, che ormai vuole aspettare l'esito del referendum di domenica (scheda) prima di prendere qualunque decisione. Proprio sul referendum, il ministro delle Finanze greco,  Yanis Varoufakis, fa sapere che in caso di vittoria del "sì" è pronto a dimettersi. Precisando che Atene non firmerà nessun accordo "senza la ristrutturazione del debito". "Io voglio disperatamente restare nell'euro" aggiunge il ministro, spiegando che il referendum riguarda il modo in cui si "riesce a stare nell'euro". Il ministro rassicura poi che le banche riapriranno martedì, ma viene smentito da Nikos Pappas, braccio destro del premier greco, Alexis Tsipras, secondo cui gli istituti di credito riapriranno solamente ad accordo raggiunto.

Fmi: "Alla Grecia serviranno 50 miliardi di euro"
- In giornata arriva anche la bozza dell'Fmi sulla sostenibilità del debito greco. Secondo l'istitituo guidato da Christine Lagarde le finanze della Grecia si sono deteriorare perché Atene è stata troppo lenta nel varare le riforme. Si prevedeva per lo scorso anno un calo del debito greco al 128% del Pil, mentre ora è tornato a viaggiare sul 150%. Secondo lFmi inoltre le necessità di finanziamento complessive della Grecia ammontano a 50 miliardi di euro fino al 2018. Secondo il Fondo, la Ue dovrebbe fornire alla Grecia nuovi prestiti per 36 miliardi di euro nei prossimi tre anni se al referendum prevarranno i 'sì alle proposte dei creditori.

Ricorso al Consiglio di Stato contro il referendum - Sul referendum di domenica pende però anche un'eventuale decisione del Consiglio di Stato greco, chiamato a esprimersi sulla legittimità della consultazione popolare da un ricorso presentato da due cittadini, uno dei quali sarebbe un ex giudice del Consiglio di Stato vicino a Nea Demokratia, la formazione di centro-destra tra i partiti che stanno facendo campagna a favore del sì. Secondo i ricorrenti, il referendum violerebbe la Costituzione in quanto pone un quesito che riguarda le finanze pubbliche, oltre a non essere esposto in termini chiari.

Standard and Poor's: "Grexit avrebbe conseguenze severe" - Dopo Moody's, anche Standard and Poor's, ha messo in guardia Atene: un'eventuale 'Grexit' avrà "conseguenze severe per l'economia greca, le banche e le aziende non finanziarie", mentre l'impatto sull'Eurozona "sarà contenuto" e "nell'immediato" potrebbero "non esserci" ripercussioni sui rating sovrani dell'area.

Renzi: "La Grecia non uscirà dall'euro" - In serata ha parlato anche il premier italiano Matteo Renzi che in un'intervista ha dichiarato: "La Grecia secondo me non uscirà dall'euro, farà di tutto per fare un accordo". In ogni caso, secondo il presidente del Consiglio, "la Grecia dovrà tornare al tavolo e trattare su un programma di aiuto". L'eventuale uscita dall'euro di Atene, ha concluso Renzi, non creerebbe danni all'Italia: "Non avremmo problemi economici particolari".

La lettera di Tsipras - Nella sua ultima proposta ai creditori, contenuta in una seconda lettera arrivata a ridosso della scadenza del programma, Tsipras aveva ribadito i suoi paletti: mantenere lo sconto Iva (30%) nelle isole, rinviare la riforma del mercato del lavoro, mantenere i contributi supplementari (Ekas) alle pensioni più basse (almeno per il 20% di quelle più povere), avviandone l'abolizione dall'autunno ed entro il 2019. Sul fronte di bilancio, offriva di ridurre la spesa militare di 200 milioni di euro per il 2016 e di 400 milioni per il 2017 e di avviare gradualmente l'aumento al 100% dell'anticipo sulla tassa sulle imprese.

I negoziati si riapriranno dopo il referendum del 5 luglio - Ma i creditori, ormai, non possono più prendere in considerazione un'estensione del programma. Possono solo pensarne uno nuovo. Il terzo, come chiede Atene. Ma dopo aver preso atto del parere contrario della Merkel a discuterne prima del referendum, l'Eurogruppo chiude ogni comunicazione ufficiale con Atene. Il negoziato, se si riaprirà dopo domenica, potrebbe ripartire avviando la procedura per chiedere un nuovo sostegno al fondo salva-Stati Esm. A quel punto, le richieste di Tsipras potrebbero essere integrate alle ultime offerte dei creditori e valere come 'azioni prioritarie' del prossimo piano. Che però è tutto da negoziare ed ha prima di tutto bisogno dell'ok dell'Eurogruppo. Ovviamente, nel terzo pacchetto Tsipras chiede una ristrutturazione del debito, questione su cui dovranno molto probabilmente pronunciarsi i capi di Stato, se vorranno ancora assistere la Grecia.

Borse in calo - Lo stallo sulla situazione greca si fa sentire anche nelle borse europee, che segnano numeri negativi, tranne Londra che, meno interessata dalle vicende dell'Eurozona, segna un rialzo dello 0,33% con il 'footsie' a 6.630 punti. La maglia nera va invece a Milano, dove l'indice Ftse Mib cede l,1,43% a 22.616 punti. Il Dax di Francoforte perde lo 0,73% a 11.099 punti, il Cac 40 di Parigi scende dello 0,98% a 4.836 punti, l'Ibex di Madrid segna -0,6% a 10.846 punti.

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