Consulta: illegittimo blocco contratti, ma non per passato

Una foto di archivio di una protesta contro il blocco dei contratti statali
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La Corte Costituzionale boccia lo stop all'adeguamento degli stipendi nella Pa, inserito dai governi a partire dal 2010 per il risanamento dei conti pubblici. Ma la sentenza non ha effetti retroattivi: scongiurato per lo Stato un esborso di 35 miliardi

Il mancato rinnovo del contratto del pubblico impiego è illegittimo secondo la Corte Costituzionale, che ha tuttavia specificato che la sentenza non vale per il passato.
La Corte ha infatti dichiarato "con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l'illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato", spiega il comunicato, in cui si aggiunge che sono state respinte "le restanti censure proposte".

Evitato per lo Stato esborso da 35 miliardi
- Il ricorso contro il blocco dei contratti era stato presentato dal sindacato Confsal-Unsa e qualora accolto retroattivamente avrebbe comportato un esborso per lo Stato di almeno 35 miliardi per la vacanza tra il 2010 e il 2015, con un effetto strutturale di 13 miliardi annui a partire dal 2016, secondo una memoria presentata dall'Avvocatura dello Stato.

Oltre 2000 giorni dall'ultimo rinnovo
-  Il blocco del rinnovo dei contratti per i lavoratori del pubblico impiego è stato inserito da vari governi in decreti per il risanamento dei conti pubblici a partire dal 2010.
Sono passati quindi oltre 2000 giorni dall'ultimo rinnovo del contratto del pubblico impiego. Riguarda più di tre milioni di dipendenti, un numero che si è ridotto di 300mila unità dal 2002 al 2013. La sentenza della Consulta sul blocco (deciso dal governo Berlusconi, nel 2010, e poi confermato da  Monti, Letta e Renzi), impone quindi di interrompere una prassi ormai consolidata.

I sindacati: “Giustizia è fatta” – Esultano i rappresentanti dei lavoratori, a partire dalla Flp, uno dei sindacati ricorrenti: "Giustizia è fatta ed è stata restituita ai lavoratori pubblici la dignità del proprio lavoro. Ora il Governo non ha più scuse. Apra subito il negoziato e rinnovi i contratti", ha dichiarato in una nota il segretario Marco Carlomagno.
Davide Velardi, Segretario Confederale Cisal, spiega che la decisione della Corte "riapre la contrattazione per oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori, dando ragione alla Fialp Cisal, che promosse la causa di legittimità costituzionale all'origine dell'attesa sentenza".

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