Draghi: "Eurozona colmi lacune, non abbassare la guardia"

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Nuovo monito del presidente della Bce, che chiede ai paesi della Ue di correggere i conti pubblici con misure a favore della crescita. "Prima o poi si arriverà a un'ulteriore condivisione di sovranità"

Correggere i conti pubblici con misure pro-crescita e "non abbassare la guardia" su governance delle riforme strutturali, unione di bilancio e condivisione dei rischi. Perché "prima o poi" si arriverà a "un'ulteriore condivisione di sovranità" per i Paesi dell'Eurozona che va considerata una "opportunità" e non una "minaccia". E ancora la necessità che, per il risanamento dei conti di Paesi ad alto debito, si punti a "misure favorevoli alla crescita" e non solo quindi a politiche di bilancio.
E' questo, in sintesi, il nuovo affondo del presidente della Banca centrale europea Mario Draghi che nel messaggio inviato alla conferenza "Verso i 60 anni dai Trattati di Roma: stato e prospettive dell'Unione Europea", esorta a colmare le "lacune" istituzionali nell'architettura europea. Ma soprattutto punta il dito contro le resistenze di quei governi nazionali che guardano con sospetto all'integrazione economica e di bilancio, nel timore di ritrovarsi a fare i conti con 'ingerenze scomode'.

"I banchieri non vogliono dire ai governi cosa devono fare" - Una ritrosia che trova una sua giustificazione anche nel fatto che il primo sponsor dell'Unione di bilancio e del 'processo di convergenza' nelle politiche economiche è la cancelliera Angela Merkel. Lo sa bene Draghi che non a caso ricorda come l'unione economica e monetaria limiti la sovranità dei singoli Stati, ma molti se ne sono "accorti solo dopo lo scoppio della crisi". E così rassicura: i banchieri centrali "non vogliono essere invadenti e non vogliono dire ai governi cosa devono fare".


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