La Ue boccia norma sull’Iva, possibile buco da 700 milioni

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Dopo la sentenza della Consulta sulle pensioni, altra mina sui conti pubblici: dalla Commissione europea parere negativo sulla “reverse charge”, meccanismo contabile da cui il Governo stimava di ricavare 700 milioni. Padoan: non scatterà aumento benzina

Si avvicina un altro buco per i conti pubblici italiani. Non miliardario come per la sentenza della Consulta sulle pensioni, ma nemmeno di poco conto: 700 milioni di euro.

Un meccanismo contrario alle norme europee - Dopo la Consulta, il Governo deve fare i conti con le istituzioni europee, prossime a bocciare una misura che riguarda l'IVA e che è contenuta nella legge di stabilità 2015.
La Commissione europea, infatti, ha adottato un parere in cui giudica contrario alle norme comunitarie la normativa italiana in tema di "reverse charge" (letteralmente, inversione contabile): ossia, in sintesi, un meccanismo contabile in chiave-anti evasione che riguarda il pagamento dell'IVA nel settore della grande distribuzione, e che prevede che negli scambi sia l'acquirente a versare l'Iva, non il venditore. Provvedimento da cui il governo contava di ricavare, appunto, circa 700 milioni. "Non c'è neanche sufficiente evidenza che la misura contribuisca a combattere le frodi", secondo la portavoce della commissione, che ha espresso un parere formalmente non vincolante ma, di fatto, politicamente pesantissimo, di cui l'Ecofin del 19 giugno non potrà non tener conto. E neanche il Ministero dell'economia potrà.

700 milioni da trovare - Per coprire l'ammanco, dovrebbero scattare le cd clausole di salvaguardia automatiche, previste nella legge di stabilità, come ad esempio l'aumento delle accise su benzina e gasolio dal primo luglio, giusto in tempo per le vacanze estive degli italiani, anche se il ministero dell'economia ha ribadito ancora una volta che le clausole non scatteranno, il governo troverà le coperture necessarie in altri modi. Bisognerà vedere quali.

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